Sirene: un viaggio fantastico da Scilla e Cariddi all’Isola che non c’è

In un mondo come il nostro, che tende a spingerci ogni giorno verso il baratro della routine e del dovere, facendoci dimenticare persino che siamo vivi, è necessario trovare qualcosa che riesca a farci evadere verso realtà diverse. L’unico modo che abbiamo per farlo è attraverso una cosa che troppo spesso teniamo chiusa nel cassetto, ovvero la fantasia. La fantasia e l’immaginazione sono le uniche cose gratis in grado di renderci felici, seppur in modo temporaneo.

Ed è inevitabile che, nella nostra realtà, dove ciò che non si paga è visto con sospetto, le persone abbiano messo da parte l’immaginazione per fare spazio a false promesse di felicità ben incartate e pubblicizzate: si preferisce un gioco alienante su uno smartphone a una storia di cui potenzialmente potresti decidere trama e colpi di scena. E’ più facile affidarsi completamente a un qualcosa che un altro ha deciso che va bene per te, piuttosto che prenderci la briga di crearci il nostro attimo di svago da zero.
Ma va bene così, perché è in questo contesto così arido e automatizzato che mi inserisco io. Anche se le storie non vanno più di moda, sono sicura che la curiosità faccia ancora l’uomo ladro e questo mi basta per sentirmi in diritto di parlare di uno dei più antichi e affascinanti miti di sempre: il mito delle sirene.

LE SIRENE NELL’ANTICHITA’

I primi a parlare di questi esseri fantastici sono stati gli Assiri (intorno al 1000 a. C), con la leggenda della dea-luna Atargatis, mezza donna e mezza pesce, madre della regina assira Semiramide. Gli Assiri credevano che il sole e la luna si tuffassero nel mare alla fine dei loro viaggi attraverso il cielo e, dunque, era più che normale che avessero un corpo che permettesse loro di vivere sia fuori sia dentro l’acqua. La dea Altargatis era innamorata di un semplice mortale, ma lo uccise involontariamente. Vergognandosi dell’omicidio commesso, saltò in acqua trasformandosi in una sirena.

“E’ donna per metà della sua lunghezza; ma l’altra metà, dalle cosce ai piedi, si dilunga in una coda di pesce”.– Luciano di Samosata, De Dea Syria Parte 2, Capitolo 14

Nell’antica tradizione greca, invece, prima di essere note come creature marine le sirene erano immaginate come metà donne e metà uccelli. L’origine letteraria del termine sirena arriva dall’ Odissea di Omero, nella quale, queste creature vengono presentate come delle ‘guardiane’ cantatrici di un’isola, a ridosso di Scilla e Cariddi. Nell’ episodio tratto dal racconto greco le sirene attiravano i marinai con il loro canto per farli naufragare sugli scogli, pronte a rapirli e a divorarli.

ulisse

“Avvicinati dunque, glorioso Odisseo, grande vanto dei Danai, ferma la nave, ascolta la nostra voce. Nessuno mai è passato di qui con la sua nave nera senza ascoltare il nostro canto dolcissimo: ed è poi ritornato più lieto e più saggio. Noi tutto sappiamo, quello che nella vasta terra troiana patirono Argivi e Troiani per volere dei numi. Tutto sappiamo quello che avviene sulla terra feconda.”Odissea, canto XII.

Si dice che Omero avesse descritto il loro aspetto fisico basandosi su una nozione già consolidata con le avventure di Giasone e degli Argonauti. In questo racconto le sirene avrebbero avuto invece il compito di consolare le anime dei defunti accompagnandole, con il loro canto, nell’Ade.

“Le sirene lo stregano con il loro canto soave, sedute sul prato; intorno hanno cumuli d’ossa di uomini imputriditi, dalla carne disfatta”- le sirene spiegate da Circe a Ulisse.

LE SIRENE IN ORIENTE

Nel lontano oriente, le sirene erano le mogli dei potenti draghi del mare, sicure messaggere tra i loro sposi e l’imperatore sulla terra.

Le ningyo invece sono le sirene del Giappone. Secondo la mitologia  non sarebbero fanciulle affascinanti dalla coda di pesce come le leggendarie sirene della cultura occidentale, bensì esseri orribili e terrificanti: pesci con un viso umano e spesso corna o altri particolari diabolici, oppure creature più simili a scimmie con  corpo e denti da pesce, squame dorate e brillanti e la voce simile a quella delle allodole. Si dice inoltre che fossero famose per le loro carni, profumate, deliziose e con l’incredibile capacità di allungare la vita o addirittura donare immortalità. Il momento ideale per la cattura sarebbe prima delle tempeste.

SUZUKI_Swift_LONGArticles_2013_OCT_ningyo_01

Le antiche scritture giapponesi raccontano che nel XVII secolo, a Wakasa, un pescatore notò una sirena appoggiata ad uno scoglio e la uccise. Nel ritorno verso riva però, colto forse dal senso di colpa, la rigettò in mare. Dal quel giorno, per diciassette giorni, una terribile tempesta sconvolse la costa, seguita da un violento terremoto, che aprendo una voragine nel terreno, risucchiò la città di Ootomi. Molti credono che l’evento fosse una punizione scagliata dal Dio del Mare.

LE SIRENE NELLE ISOLE BRITANNICHE

Nelle mitologie anglosassoni e norrene, la sirena viene invece assimilata ad altre figure come ad esempio ninfe e spiriti acquatici.ninfe

«Come una donna fino alla vita, lemani lunghe e i capelli morbidi, il collo e la testa a tutti gli effetti come quelli di un essere umano. Le mani sembrano lunghe e le dita non sono separate, ma unite in una rete come quella sui piedi degli uccelli acquatici. Dalla vita in giù questo mostro sembra un pesce, con scaglie, coda e pinne. Si mostra soprattutto prima di forti temporali.  Quando i marinai la vedono giocare con i pesci o gettarli verso la nave, temono di essere condannati a perdere diversi membri dell’equipaggio, ma quando getta il pesce dalle imbarcazioni i marinai lo prendono come il buon auspicio che non soffriranno perdite nella tempesta in corso. Questo mostro ha una faccia orribile, con ampia fronte e gli occhi penetranti, una bocca larga e il doppio mento».– dallo Speculum Regale.

Nella mitologia scozzese Ceasg è una sirena dalla coda di salmone che, se catturata, in cambio della libertà esaudisce tre desideri. Tuttavia chi se ne innamora è destinato a disperdersi nelle profondità marine

Con l’avvento del cristianesimo la leggenda delle sirene si adeguò ai tempi. Nacque la versione della sirena che desiderava avere un’anima ma che, per conquistarsela, doveva promettere di vivere sulla terra rinunciando al mare. La promessa, impossibile da mantenere, condannava le sirene a una perpetua e infelice lotta con se stesse.

pirati dei caraibiSecondo una storia del VI secolo d. C., una sirena si recava tutti i giorni da un monaco di Iona, un’isoletta scozzese. Pregava con lui perché Dio le concedesse un’anima e la forza di lasciare il mare. Nonostante la sincerità del suo desiderio e il suo amore per il monaco, la sirena fu incapace di rinunciare al mare. Le lacrime che pianse abbandonando l’isola si trasformarono in sassi e, ancora oggi, le pietre verdi della costa di Iona si chiamano “lacrime di sirena”.

Una piccola curiosità: questa leggenda è stata ripresa anche nel quarto capitolo di “Pirati dei Caraibi”-Oltre ai confini del mare.

LE SIRENE NEL FOLKLORE SLAVO

Le Rusalki sono la controparte slava delle sirene:  erano le anime di giovani donne suicide, morte per annegamento o uccise nei pressi di laghi e fiumi, spesso dai loro amanti o dalle loro madri. Tornavano poi a infestare il luogo in cui erano morte, ma non avevano un carattere malvagio. Se la loro morte veniva vendicata, potevano trovare finalmente la pace e scomparivano. Ma potevano diventare Rusalki anche donne che di notte si imbattevano in un corteo di queste creature leggendarie. In questo caso non potevano più tornare a casa e il mattino dopo la loro famiglia trovava una ghirlanda di fiori nei pressi della casa.

AVVISTAMENTI CELEBRI E LE SIRENE NELLA LETTERATURA

Esistono molte altre storie di uomini venuti in contatto con le sirene.

1493: Cristoforo Colombo vede tre sirene saltare in mare. Colombo scrisse nel diario della sua nave: «non erano così belle come vengono dipinte, anche se in qualche misura hanno un aspetto di un uomo in volto».

1590: William Shakespeare scrive nell’opera “Sogno di una notte di mezza estate“:

opere_imager

«Appressati, Puck. Tu certo ben ricordi quando dalla cima d’un alto scoglio udii una sirena assisa sul dorso di un delfino la quale effondeva nell’aria tanto soavi ed armoniosi accenti che il rude mare s’ingentilì al suo canto, e alcune stelle, impazzite fuori balzaron dalle sfere per ascoltare la melodia dell’equorea fanciulla marina».

1614: il capitano John Smith, conosciuto soprattutto per Pocahontas, vide una sirena al largo della costa del Massachusetts e scrisse:

tumblr_nq5fb0AaBf1qd42nao1_1280

«La parte superiore del suo corpo è perfettamente simile a quello di una donna e stava nuotando con tutta la possibile grazia vicino alla riva». Aveva «grandi occhi un po’ troppo rotondi, un naso finemente formato (un po’ troppo corto), orecchie ben fatte, un po’ lunghe e i suoi lunghi capelli verdi le impartivano un carattere curioso tutt’altro che poco attraente».

1836: Hans Christian Andersen scrive la fiaba della “Sirenetta“, ben diversa da come narrata dalla Disney. La sirenetta infatti si serve del principe poiché l’unico modo che ha di avere un’anima immortale come quella degli uomini è sposare un uomo; le condizioni che la strega del mare le pone all’avverarsi del suo desiderio inoltre sono tutt’altro che disneyane, infatti:

victor-nizovtsev-15

“A ogni passo che farai, sarà come se camminassi su un coltello appuntito, e il tuo sangue scorrerà. Una volta che ti sarai trasformata in donna, non potrai mai più ritornare a essere una sirena! Non potrai più discendere nel mare dalle tue sorelle. E se lui sposerà un’altra, il primo mattino dopo il matrimonio il tuo cuore si spezzerà e tu diventerai schiuma dell’acqua!”

E, dato che il principe alla fine sposa davvero un’altra donna, per salvarsi è costretta a compiere una vera e propria strage (che certamente non poteva far parte del cartone animato):

“Prima che sorga il sole devi infilzarlo nel cuore del principe; quando il suo caldo sangue bagnerà i tuoi piedi, questi riformeranno una coda di pesce e tu ridiventerai una sirena e potrai gettarti in acqua con noi e vivere i tuoi trecento anni prima di morire e diventare schiuma salata.”

 1911: Infine, uno dei miei autori preferiti, J.M.Barrie, descrive così il momento in cui appaiono le sirene, nella laguna della sua Isola che non c’è, nel libro Peter e Wendy:

peter pan

” Se strizzate gli occhi e siete fortunati, potreste avere la ventura di scorgere una macchia informe, di un delicato azzurro pallido, sospesa nell’ oscurità. Se li strizzate con più forza, la chiazza comincerà a prendere forma e il colore si farà così vivido che , sforzandovi ancor di più, lo vedrete farsi rosso come il fuoco. Ma un attimo prima che diventi rosso come il fuoco, vedrete apparire la Laguna. Sulla terraferma è questo l’unico momento paradisiaco. Se potessimo avere a nostra disposizione un secondo momento, riusciremmo a vedere le onde spumeggianti e le sirene che cantano.”

Per altri articoli e info…

Al di là dello Specchio

Una delle cose che ha sempre suscitato in me un certo interesse , nonché una buona dose di inquietudine, è lo specchio. Sono molte le leggende e le storie che ruotano attorno a questo oggetto; alcune storicamente supportate e altre apprezzabili da chi, come me, ama tutto ciò che ricopre con un velo di mistero un’esistenza fin troppo votata al reale e alla normalità.

Lo specchio viene considerato, erroneamente a mio parere, un arbitro imparziale: riflette le cose così come sono e così come appaiono davanti a lui, ma se ci pensiamo un attimo….

La nostra immagine nello specchio non rappresenta noi, bensì un nostro doppio, perfettamente opposto e a noi speculare. Lo specchio è l’eterno inganno e l’uomo, che per natura tende ad affidarsi a chi promette verità assoluta, si illude nel riflesso di sé stesso e si perde in esso, fino a raggiungere nuovi mondi, destinati solo a chi sa guardare oltre quel vetro.

“Alice stava sulla mensola del caminetto mentre diceva così, sebbene non sapesse spiegarsi come fosse arrivata lassù. E certo il cristallo cominciava a svanire, come una nebbia lucente. L’istante dopo Alice attraversava lo specchio e saltava agilmente nella stanza di dietro.”

Così come capitò ad Alice, che decise di oltrepassare lo specchio per entrare nel mondo fantastico che vi era dietro. Carrol non è l’unico che ipotizza l’esistenza dell’Altro Mondo al di là dello specchio.

Esiste una leggenda cinese, riportata alla luce dallo scrittore Argentino Jorge Luis Borges che narra di come il mondo degli specchi e quello degli uomini, una volta, fossero comunicanti ma allo stesso tempo, estremamente diversi: non coincidevano né i colori, né le forme di coloro che li popolavano. I due regni vivevano in pace e attraverso gli specchi si entrava e si usciva. Una notte gli abitanti del mondo speculare invasero la nostra realtà e, dopo sanguinose battaglie, gli uomini, capeggiati dall’Imperatore Giallo, prevalsero e ricacciarono indietro gli invasori, imprigionandoli negli specchi e imponendo loro il compito di ripetere tutti gli atti degli uomini come punizione perpetua.

aliceLo specchio è stato inoltre associato più volte all’arte della divinazione. Attraverso lo specchio era possibile avere una visione di ciò che il futuro ci avrebbe riservato.

Caterina De’ Medici, principessa italiana, andata in sposa a soli 14 anni al futuro re di Francia, Enrico di Valois, dopo la morte di quest’ultimo (predetta alla stessa Caterina dall’alquanto famoso Nostradamus), iniziò a interrogare il futuro per sapere quale sorte il destino avrebbe riservato ai suoi tre figli maschi. Caterina era talmente avvolta dal fascino dell’occultismo che fece costruire, nel castello di Chaumont, nella Loira, un appartamento, il cui unico scopo sarebbe stato quello di svolgerci un rito. Al termine del rito, la cui durata era di 45 giorni, le sarebbe stato concesso di vedere in uno specchio magico l’avvenire…

Leggenda dice che Caterina vide una scala, intorno alla quale ogni figlio, a turno, fece tanti giri quanti sarebbero poi stati gli anni del suo regno ( rispettivamente 1,14 e 15), dopo di loro si presentò Enrico Borbone, marito di una delle figlie, che fece 22 giri e poi scomparve. Inutile dire che alla morte di tutti gli eredi legittimi di Caterina, salì al trono Enrico di Borbone, che regnò per 22 anni.

Anche Enrico IV interrogava lo specchio per farsi descrivere la cospirazione politica in atto contro di lui.

SPECCHIOL’Alchimista medievale Albertus Magnus aveva addirittura scritto una formula capace di rendere magico uno specchio: “Comprane uno normale e scrivi su di esso: S.Solam S.Tattler S. Echogordner Gematur ; sotterrarlo, nelle ore dispari, in un bivio di strade; il terzo giorno vai nello stesso posto e nello stesso momento, scava, e per la prima cosa guardati nello specchio.” Se nello specchio appariva un gatto o un cane, lo specchio era divenuto magico.

Ma lo specchio è anche, per molte culture orientali, un portale tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Nella tradizione buddista giapponese vi è l’usanza di porre uno specchio di bronzo accanto alla testa del defunto, per proteggere la sua anima dalle forze del male e ancora oggi è diffusa la credenza ( o superstizione) che gli specchi riflettano l’anima o, nella peggiore delle ipotesi, che la catturino, imprigionandola per sempre al loro interno. Questo spiega l’usanza di non collocare specchi nelle stanze dei vecchi ospedali, poiché si credeva che durante la malattia , l’anima fosse più vulnerabile; spiega anche come mai, nell’immaginario collettivo, streghe o vampiri non si riflettano negli specchi: avendo stretto un patto con il diavolo, non hanno più un’anima che possa mostrarsi.

Tornando ai nostri tempi, la leggenda più creepy legata agli specchi è sicuramente quella di Bloody Mary.

bloody marySi dice che Bloody Mary sia una strega bruciata sul rogo la cui anima ritorni e si presenti a chiunque la invochi. In realtà Mary era la figlia del medico di un piccolo villaggio, che si era ammalata di tifo. Aveva la febbre altissima e giaceva a letto in stato incosciente. Sebbene fosse ancora viva, per scongiurare una possibile epidemia, il padre decise di adagiarla dentro una bara e seppellirla nel giardino fuori casa. La madre, disperata per quella atroce decisione, pensò almeno di legare al polso di Mary uno spago collegato a una campanella fissata alla porta di casa. Se fosse miracolosamente guarita o si fosse risvegliata, avrebbe udito lo scampanellio e salvato la figlia da quella tortura.

Scoperto l’astuto stratagemma, il medico somministrò alla moglie della morfina facendola cadere in un sonno profondo. Quando si fece giorno e la donna si risvegliò, corse immediatamente fuori dalla casa. Lo spago era rotto e la campanella muta, per terra. Mary doveva essersi risvegliata durante la notte agitandosi nella bara. La fecero disseppellire e si trovarono di fronte a uno spettacolo raccapricciante: Mary aveva gli occhi spalancati, il terrore ancora impresso nelle pupille senza vita. Doveva essere morta per lo spavento e per soffocamento. Il vestito imbrattato dal sangue delle dita scarnificate che avevano cercato una via d’uscita, le unghie conficcate tra le venature del legno. Si dice che lo spettro adirato della ragazzina compaia a chi la evochi ripetendo per tre volte di seguito ‘Bloody Mary’. Ai più fortunati rivelerà il futuro, altrimenti si scaglierà con le mani artigliate sul viso dello sventurato, deturpandoglielo per sempre.

In ogni tempo e luogo, l’uomo è sempre stato attirato dall’utopia dell’esistenza di qualcosa oltre il mero visibile agli occhi e per rincorrere questa chimera è stato in grado di affrontare molte delle sue paure, le ha esorcizzate e rese parte integrante della sua esistenza, tanto che, molti di questi rituali fanno parte della tradizione. Certo è che anche l’illusione attira l’uomo e lo specchio non è che questo: l’illusione di una realtà migliore, la speranza di un ponte tra vita e morte, ma soprattutto la rappresentazione di un sogno, che potrà essere fittizio e irreale, ma è una delle poche cose in grado di regalarci un attimo di spensierata felicità nella banalità di una vita normale.

Molte volte, quando accendo un fuoco, spero che piova presto.

 

Per tutti quei momenti in cui senti l’impellente bisogno di calma e serenità, per tutti quei momenti in cui non c’è niente di meglio del proprio piccolo mondo, della stabilità di un porto sicuro, che ci sarà sempre e, per quanto si possa andare lontano, il nostro cuore sarà sempre in grado di ritrovare la strada di casa….

Immagine

” La stretta luce della lampada, il focolare; la fantasticheria, col dito sulla tempia e gli occhi che si perdono negli occhi tanto amati; l’ora del tè fumante, l’ora dei libri chiusi; sentire dolcemente la sera che finisce; la fatica piacevole e l’adorata attesa di quell’ombra nuziale e della dolce notte: oh, tutto questo insegue il mio sogno, commosso, senza posa, attraverso inutili rinvii, per i mesi impaziente, per i giorni furioso.”

Immagine“Il chiasso dei caffè, il fango della strada, i platani che perdono foglie nell’aria scura, l’omnibus, uragano di ferraglia e di melma, che stride sobbalzando sulle quattro ruote e rotea lentamente gli occhi suoi verdi e rossi, gli operai che vanno al club fumando pipe sotto il naso di agenti di polizia, tetti gocciolanti, selciati sdruccievoli, muri umidi, traboccanti fogne, bitume rotto: il mio percorso è questo – e il paradiso è in fondo.”

– Paul Verlaine

Il Signore delle Mosche

Immagine

“Te ne sei accorto, no?

Jack posò la lancia e si accovacciò per terra.

“Di che cosa?”

“ eh…che hanno paura”.

Si rigirò e guardò la faccia sporca e feroce di Jack.

“ Hai visto come vanno le cose. Hanno dei sogni. Si fanno sentire. Sei mai stato sveglio, di notte?”

Jack scosse il capo.

“Parlano e gridano. I piccoli. Anche qualcuno degli altri. Come se…”

“Come se l’isola non fosse magnifica”.

 Ho profondamente odiato questo libro: l’ho odiato quando sono stata obbligata a leggerne alcuni passaggi per la scuola e l’ho odiato di nuovo quando, spinta da non so quale istinto indecifrabile, ho deciso di comprarlo e leggerlo interamente. Ho pensato e ripensato a quali fossero quegli elementi che me lo rendessero così insopportabile e, mentre provavo, con scarsi risultati, a stendere una lista dei suoi aspetti negativi, sono arrivata alla conclusione che non ci sono particolari scene o fattori che me lo hanno reso intollerabile: l’ho odiato proprio nell’insieme.

E probabilmente questo è anche il suo obiettivo: ti mette davanti ad una realtà senza speranza, ad un’umanità che si lascia sopraffare, ti dice non solo che il singolo, quando si trova nel gruppo, non avrà alcuna possibilità di imporre il suo volere, ma non proverà neanche ad avanzare la sua individualità, ti mostra che, in una situazione di sopravvivenza, l’uomo, chiunque esso sia, anche un bambino, metterà sempre la propria vita, il proprio benessere davanti a tutto, non si farà scrupoli di uccidere, se ciò significherà salvare se stesso.

E’ un libro che non ci consegna nessun messaggio di speranza: siamo tutti uguali, la bestia si nasconde in ognuno di noi, si nasconde dietro la vita di tutti giorni e le facili conquiste e aspetta solo la prima buona occasione, il primo momento di difficoltà, per manifestarsi. Nascondiamo la bestia ogni giorno, ogni momento, pensando di essere immuni al suo fascino e alla sua influenza, pensiamo di esserne i padroni, ci illudiamo di saperla dominare, ma in realtà è lei che ci domina, ci uccide giorno dopo giorno, lentamente, così che non siamo in grado di accorgerci di niente; finché un bel giorno non ci rimane più niente, siamo in tutto e per tutto la bestia, e non c’è possibilità di tornare indietro….

Questo è quello che non sono stata in grado di sopportare: una visione di inevitabile fallimento, a cui va incontro ogni essere umano, la più completa mancanza di fiducia nel singolo e nella coscienza individuale, ma soprattutto, ciò che proprio non riesco a sostenere è  quella fastidiosissima vocina, a cui cerco di non dare ascolto, che, incessante, mi bisbiglia che potrebbe davvero essere così….

Immagine

“ L’ avevano già immaginato, che quella era un’isola: mentre si arrampicavano tra le rocce rosa, col mare sui due lati, nell’aria cristallina dell’altura, avevano capito per istinto che il mare li circondava. Ma per dire l’ultima parola aspettarono, come era giusto, di essere sulla cima, e di vedere un orizzonte d’acqua tutto in giro. Ralph si volse gli altri. “E’ tutta per noi”.

 “ Il silenzio della foresta era più opprimente del calore, e a quell’ora del giorno non c’era nemmeno il ronzio degli insetti. Solo quando Jack fece alzare un uccello variopinto da un primitivo nido di stecchi, il silenzio fu turbato, e un grido acuto, che sembrava venire dagli abissi del tempo, suscitò echi lunghissimi. Jack sbalzò lui stesso a quel grido, aspirando aria con un sibilo, e per un minuto più che un cacciatore fu un essere furtivo, scimmiesco, tra l’intrico degli alberi”.

Immagine

 

“Improvvisamente, mentre camminava lungo l’acqua, si sentì sopraffatto dallo stupore. Si accorse che cominciava a capire come fosse faticosa quella vita, nella quale ogni sentiero era nuovo, e una parte considerevole del tempo in cui si stava svegli si doveva passarla a guardarsi i piedi. Si fermò, osservando la sabbia, e ricordando la prima esplorazione entusiastica come se fosse parte di un’infanzia più bella, sorrise con scherno.”

 “ Ho convocato l’assemblea” disse Jack “ per un mucchio di cose. Prima di tutto, ormai lo sapete…abbiamo visto la bestia. Siamo andati su adagio adagio. Eravamo solo a pochi centimetri di distanza. La bestia si è tirata su e ci ha guardati. Non so che cosa faccia. Non sappiamo neanche cosa sia….”

“E’ una bestia che viene fuori dal mare….”

“Dal buio…”

“Dagli alberi..:”

Immagine

“Maurizio e Roberto infilzarono la carcassa, l’alzarono, e pronti a muoversi, i silenzio, in piedi sul sangue ormai secco, diedero intorno uno sguardo furtivo. Jack parlò ad alta voce:

“ Questa testa è per la bestia. E’ un dono.”

Il silenzio accettò il dono e li impaurì. La testa rimase lì, con gli occhi velati, con una specie di ghigno, col sangue che diventava nero tra i denti. Tutto d’un tratto si misero a correre, più in fretta che potevano, per la foresta, verso la spiaggia aperta.”

 “Non c’erano ombre sotto gli alberi, ma dappertutto una calma perlacea, e ciò ch’era reale sembrava un’illusione, qualcosa di vago. Il mucchio delle budella era un grumo nero di mosche che ronzavano come una sega. Dopo un po’ le mosche scoprirono Simone e, ormai sazie, si posarono lungo i suoi rivoletti di sudore, a bere. Gli fecero il solletico sotto le narici, gli saltellarono sulle cosce. Erano innumerevoli, nere e d’un verde iridescente; e di fronte a Simone il Signore delle Mosche ghignava, infilzato sul bastone. Alla fine Simone cedette e riaprì gli occhi: vide i denti bianchi, gli occhi velati, il sangue…e restò affascinato, riconoscendo qualcosa di antico, di inevitabile.”

Immagine

“Il cielo oscuro fu squarciato da una cicatrice bianco-azzurra. Un istante dopo il tuono si rovesciò su di loro come una frusta gigantesca. La cantilena salì di tono, freneticamente.

“Prendetelo! Ammazzatelo! Scannatelo!”

Ora dal terrore nasceva un altro desiderio, compatto, impellente, cieco.

“Prendetelo! Ammazzatelo! Scannatelo!”

Di nuovo balenò su di loro la cicatrice bianco-azzurra e proruppe l’esplosione sulfurea….

“La bestia! La bestia!”

Il cerchio diventò un ferro di cavallo. Qualcosa veniva fuori dalla foresta. Veniva avanti al buio, strisciando, non si capiva come. Gli strilli acuti che s’innalzavano davanti alla bestia erano pungenti come una ferita. La bestia entrò barcollando nel ferro di cavallo”.

 “ Subito la folla la inseguì, scese dalla roccia, balzò sulla bestia, strillò, colpì, morse, strappò. Non ci furono parole, solo una furia di denti e di unghie che laceravano.”

Immagine

“Dopo un po’ il mucchio si ruppe e si risolse in figure barcollanti che se ne andavano. Solo la bestia restò ferma, a pochi metri dal mare. Anche nella pioggia essi poterono vedere che la bestia era piccola, e già il suo sangue macchiava la sabbia.”

 “Sull’orlo interno della laguna, dove l’acqua era più bassa, quel chiarore che avanzava era pieno di strane forme che sembravano animali dal corpo fatto di raggi di luna e dagli occhi di fuoco”.

 “La grande onda della marea veniva avanti su tutta l’isola e l’acqua si alzava. Adagio adagio, circondato da una frangia di forme lucenti che sembravano indagare, il corpo morto di Simone, fatto d’argento anch’esso sotto le costellazioni tranquille, si mosse verso il mare aperto”.

“Ci sono degli adulti… dei grandi, con voi?”

Muto, Ralph scosse il capo. Si voltò un po’ indietro. Sulla spiaggia c’era un semicerchio di ragazzi immobili, dipinti a strisce di creta colorata, con bastoni aguzzi in mano: non facevano nessun rumore.

“Ve la spassate” disse l’ufficiale. Il fuoco raggiunse le palme lunga la spiaggia e le inghiottì fragorosamente. Una fiamma, che sembrava staccata, oscillò come un acrobata e lambì la cima delle palme della piattaforma. Il cielo era nero.

L’ufficiale sorrise allegramente a Ralph.

“Abbiamo visto il vostro fumo. Che cosa avete fatto? Una specie di guerra?”

 Immagine

“Non avrete ammazzato nessuno, spero. Ci sono dei morti?”

“Solo due. E il mare li ha portati via.”

“Ora saltavano fuori degli altri ragazzi, alcuni dei quali molto piccoli, scuri, con le pance gonfie dei piccoli selvaggi.

Uno di essi venne vicino all’ufficiale e guardò in su.

“Io sono, io sono….”

Ma non venne fuori nient’altro. Percival Wemys Madison cercava nella sua memoria una formula magica che era svanita completamente

La Linea d’ombra

Immagine

 “Solo i giovani hanno di questi momenti….Uno chiude dietro di sé il cancelletto della fanciullezza- ed entra in un giardino incantato. Là persino le ombre rilucono di promesse. Ogni svolta del sentiero ha un suo fascino. E non perché sia una terra tutta da scoprire. Si sa bene che l’umanità intera l’ ha percorsa in folla. E’ la seduzione dell’esperienza universale, da cui ci si attende una sensazione singolare o personale: un po’ di se stessi.”

A tutti capita, prima a poi, di vivere un momento in  cui tutto ciò che ti circonda ti sembra piatto, in cui tutto ti appare incredibilmente noioso e privo di interesse; in quei momenti vorresti vivere, ma non ci riesci, perché niente ti stimola, vorresti spiccare su tutto, ma non lo fai, perché niente di spinge a compiere quel balzo; in quei momenti ti senti l’unica cosa giusta in un mondo completamente sbagliato: un mondo che non ti merita perché resta immobile, mentre tu hai voglia di correre.

E’ in quel momento che davanti a te appare la “linea d’ombra”.

E per superarla ti occorre solo un’ occasione, di qualsiasi tipo, che ti metta alla prova, che ti permetta di provare ciò che senti di valere, che ti tolga dall’immobilità e ti faccia finalmente confrontare con tutta quella  realtà che finora hai solo immaginato.

Ciò che non si conosce suscita sempre un certo fascino e , allo stesso tempo una forma di paura; affrontare la novità, situazioni mai vissute prima, significa sentirsi inizialmente inadeguati, non all’altezza, significa mettere in dubbio noi stessi e  quello che abbiamo sempre pensato di essere: attraversare la linea d’ombra significa inevitabilmente cambiare ciò che eravamo.

La linea d’ombra è quindi un passaggio da una condizione iniziale ad una sconosciuta.

Molti affermano che la linea d’ombra di Conrad stia a rappresentare il passaggio dalla gioventù all’età adulta; ma, se così fosse, vorrebbe dire che la linea d’ombra si presenta solo una volta nella nostra vita e una volta superata non la si rincontrerà mai più? Che c’è solo un preciso momento in cui si va incontro al cambiamento?

Io penso che l’intera vita sia un insieme infinito di “linee d’ombra” e che , una volta superata la prima, una volta che ci si è adattati alla nuova condizione, ne appaia subito un’altra di fronte a noi.

Immagine

“Si procede. E il tempo pure procede- finché si scorge di fronte a sé una linea d’ombra, che ci avverte che bisogna lasciare alle spalle anche la regione della prima gioventù. E’ il momento della vita in cui possono capitare di quei momenti cui ho accennato. Che momenti? Ebbene, momenti di tedio, di stanchezza, di scontento. Momenti di riflessione”

 “ Tutto l’insieme rafforzava in me l’oscura sensazione che la vita non fosse altro che uno sciupio di giorni, sensazione che in parte inconsapevolmente mi aveva fatto abbandonare un comodo imbarco, allontanato da uomini che mi piacevano, per sottrarmi alla minaccia del vuoto…. Per poi ritrovare la vacuità alla prima svolta.”

Immagine

“Eccomi qua, investito in un batter d’occhio di un comando, non secondo l’ordine consueto delle umane cose, ma piuttosto quasi per incanto. Avrei dovuto essere intontito dallo stupore. Ma non lo ero. Ero proprio come i personaggi delle favole. Nulla li stupisce, mai. Cenerentola non prorompe in alcuna esclamazione quando da una zucca salta fuori un cocchio di gala attrezzato di tutto punto per portarla al ballo. Ci monta su tranquillamente e se ne va incontro alla sua straordinaria fortuna.”

Immagine

“La strada sarebbe stata lunga. Sono lunghe tutte le strade che conducono a ciò che il cuore brama. Ma questa strada l’occhio della mia mente la poteva vedere su una carta, tracciata professionalmente, con tutte le sue complicazioni e difficoltà, eppure a suo modo sufficientemente semplice. O si è marinaio, o non lo si è. E di esserlo io non avevo dubbi.”

“ Di fronte a quell’uomo, che giudicai più anziano di me di parecchia anni, ebbi coscienza di ciò che mi ero ormai lasciato alle spalle- la mia giovinezza. E non era davvero un gran conforto. La giovinezza è una bella cosa, una forza potente- fintanto che uno non ci pensa. Sentivo che stavo prendendo coscienza di me stesso.”

“ L’immobilità che covava sul mondo pareva captare, come una volta acustica, il suono più flebile. Bastava il tono colloquiale a trasportare una parola da un capo all’altro della nave. La cosa terribile era che l’unica voce che udivo era la mia.”

Immagine

“Mi pare che tutta la mia vita trascorsa prima di quel memorabile giorno sia infinitamente remota, come un ricordo sbiadito di giovinezza spensierata, qualcosa che sta al di là di una zona d’ombra.”

 

“A quest’ora vi sentirete stanco sfinito”.

“ No -dissi.-Non stanco.Vi dirò io, capitano Giles, come mi sento. Mi sento vecchio. E devo anche esserlo. Tutti voi a terra mi sembrate nient’altro che una banda di giovincelli scapestrati che non hanno mai avuto una preoccupazione al mondo.”