Il Signore delle Mosche

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“Te ne sei accorto, no?

Jack posò la lancia e si accovacciò per terra.

“Di che cosa?”

“ eh…che hanno paura”.

Si rigirò e guardò la faccia sporca e feroce di Jack.

“ Hai visto come vanno le cose. Hanno dei sogni. Si fanno sentire. Sei mai stato sveglio, di notte?”

Jack scosse il capo.

“Parlano e gridano. I piccoli. Anche qualcuno degli altri. Come se…”

“Come se l’isola non fosse magnifica”.

 Ho profondamente odiato questo libro: l’ho odiato quando sono stata obbligata a leggerne alcuni passaggi per la scuola e l’ho odiato di nuovo quando, spinta da non so quale istinto indecifrabile, ho deciso di comprarlo e leggerlo interamente. Ho pensato e ripensato a quali fossero quegli elementi che me lo rendessero così insopportabile e, mentre provavo, con scarsi risultati, a stendere una lista dei suoi aspetti negativi, sono arrivata alla conclusione che non ci sono particolari scene o fattori che me lo hanno reso intollerabile: l’ho odiato proprio nell’insieme.

E probabilmente questo è anche il suo obiettivo: ti mette davanti ad una realtà senza speranza, ad un’umanità che si lascia sopraffare, ti dice non solo che il singolo, quando si trova nel gruppo, non avrà alcuna possibilità di imporre il suo volere, ma non proverà neanche ad avanzare la sua individualità, ti mostra che, in una situazione di sopravvivenza, l’uomo, chiunque esso sia, anche un bambino, metterà sempre la propria vita, il proprio benessere davanti a tutto, non si farà scrupoli di uccidere, se ciò significherà salvare se stesso.

E’ un libro che non ci consegna nessun messaggio di speranza: siamo tutti uguali, la bestia si nasconde in ognuno di noi, si nasconde dietro la vita di tutti giorni e le facili conquiste e aspetta solo la prima buona occasione, il primo momento di difficoltà, per manifestarsi. Nascondiamo la bestia ogni giorno, ogni momento, pensando di essere immuni al suo fascino e alla sua influenza, pensiamo di esserne i padroni, ci illudiamo di saperla dominare, ma in realtà è lei che ci domina, ci uccide giorno dopo giorno, lentamente, così che non siamo in grado di accorgerci di niente; finché un bel giorno non ci rimane più niente, siamo in tutto e per tutto la bestia, e non c’è possibilità di tornare indietro….

Questo è quello che non sono stata in grado di sopportare: una visione di inevitabile fallimento, a cui va incontro ogni essere umano, la più completa mancanza di fiducia nel singolo e nella coscienza individuale, ma soprattutto, ciò che proprio non riesco a sostenere è  quella fastidiosissima vocina, a cui cerco di non dare ascolto, che, incessante, mi bisbiglia che potrebbe davvero essere così….

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“ L’ avevano già immaginato, che quella era un’isola: mentre si arrampicavano tra le rocce rosa, col mare sui due lati, nell’aria cristallina dell’altura, avevano capito per istinto che il mare li circondava. Ma per dire l’ultima parola aspettarono, come era giusto, di essere sulla cima, e di vedere un orizzonte d’acqua tutto in giro. Ralph si volse gli altri. “E’ tutta per noi”.

 “ Il silenzio della foresta era più opprimente del calore, e a quell’ora del giorno non c’era nemmeno il ronzio degli insetti. Solo quando Jack fece alzare un uccello variopinto da un primitivo nido di stecchi, il silenzio fu turbato, e un grido acuto, che sembrava venire dagli abissi del tempo, suscitò echi lunghissimi. Jack sbalzò lui stesso a quel grido, aspirando aria con un sibilo, e per un minuto più che un cacciatore fu un essere furtivo, scimmiesco, tra l’intrico degli alberi”.

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“Improvvisamente, mentre camminava lungo l’acqua, si sentì sopraffatto dallo stupore. Si accorse che cominciava a capire come fosse faticosa quella vita, nella quale ogni sentiero era nuovo, e una parte considerevole del tempo in cui si stava svegli si doveva passarla a guardarsi i piedi. Si fermò, osservando la sabbia, e ricordando la prima esplorazione entusiastica come se fosse parte di un’infanzia più bella, sorrise con scherno.”

 “ Ho convocato l’assemblea” disse Jack “ per un mucchio di cose. Prima di tutto, ormai lo sapete…abbiamo visto la bestia. Siamo andati su adagio adagio. Eravamo solo a pochi centimetri di distanza. La bestia si è tirata su e ci ha guardati. Non so che cosa faccia. Non sappiamo neanche cosa sia….”

“E’ una bestia che viene fuori dal mare….”

“Dal buio…”

“Dagli alberi..:”

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“Maurizio e Roberto infilzarono la carcassa, l’alzarono, e pronti a muoversi, i silenzio, in piedi sul sangue ormai secco, diedero intorno uno sguardo furtivo. Jack parlò ad alta voce:

“ Questa testa è per la bestia. E’ un dono.”

Il silenzio accettò il dono e li impaurì. La testa rimase lì, con gli occhi velati, con una specie di ghigno, col sangue che diventava nero tra i denti. Tutto d’un tratto si misero a correre, più in fretta che potevano, per la foresta, verso la spiaggia aperta.”

 “Non c’erano ombre sotto gli alberi, ma dappertutto una calma perlacea, e ciò ch’era reale sembrava un’illusione, qualcosa di vago. Il mucchio delle budella era un grumo nero di mosche che ronzavano come una sega. Dopo un po’ le mosche scoprirono Simone e, ormai sazie, si posarono lungo i suoi rivoletti di sudore, a bere. Gli fecero il solletico sotto le narici, gli saltellarono sulle cosce. Erano innumerevoli, nere e d’un verde iridescente; e di fronte a Simone il Signore delle Mosche ghignava, infilzato sul bastone. Alla fine Simone cedette e riaprì gli occhi: vide i denti bianchi, gli occhi velati, il sangue…e restò affascinato, riconoscendo qualcosa di antico, di inevitabile.”

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“Il cielo oscuro fu squarciato da una cicatrice bianco-azzurra. Un istante dopo il tuono si rovesciò su di loro come una frusta gigantesca. La cantilena salì di tono, freneticamente.

“Prendetelo! Ammazzatelo! Scannatelo!”

Ora dal terrore nasceva un altro desiderio, compatto, impellente, cieco.

“Prendetelo! Ammazzatelo! Scannatelo!”

Di nuovo balenò su di loro la cicatrice bianco-azzurra e proruppe l’esplosione sulfurea….

“La bestia! La bestia!”

Il cerchio diventò un ferro di cavallo. Qualcosa veniva fuori dalla foresta. Veniva avanti al buio, strisciando, non si capiva come. Gli strilli acuti che s’innalzavano davanti alla bestia erano pungenti come una ferita. La bestia entrò barcollando nel ferro di cavallo”.

 “ Subito la folla la inseguì, scese dalla roccia, balzò sulla bestia, strillò, colpì, morse, strappò. Non ci furono parole, solo una furia di denti e di unghie che laceravano.”

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“Dopo un po’ il mucchio si ruppe e si risolse in figure barcollanti che se ne andavano. Solo la bestia restò ferma, a pochi metri dal mare. Anche nella pioggia essi poterono vedere che la bestia era piccola, e già il suo sangue macchiava la sabbia.”

 “Sull’orlo interno della laguna, dove l’acqua era più bassa, quel chiarore che avanzava era pieno di strane forme che sembravano animali dal corpo fatto di raggi di luna e dagli occhi di fuoco”.

 “La grande onda della marea veniva avanti su tutta l’isola e l’acqua si alzava. Adagio adagio, circondato da una frangia di forme lucenti che sembravano indagare, il corpo morto di Simone, fatto d’argento anch’esso sotto le costellazioni tranquille, si mosse verso il mare aperto”.

“Ci sono degli adulti… dei grandi, con voi?”

Muto, Ralph scosse il capo. Si voltò un po’ indietro. Sulla spiaggia c’era un semicerchio di ragazzi immobili, dipinti a strisce di creta colorata, con bastoni aguzzi in mano: non facevano nessun rumore.

“Ve la spassate” disse l’ufficiale. Il fuoco raggiunse le palme lunga la spiaggia e le inghiottì fragorosamente. Una fiamma, che sembrava staccata, oscillò come un acrobata e lambì la cima delle palme della piattaforma. Il cielo era nero.

L’ufficiale sorrise allegramente a Ralph.

“Abbiamo visto il vostro fumo. Che cosa avete fatto? Una specie di guerra?”

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“Non avrete ammazzato nessuno, spero. Ci sono dei morti?”

“Solo due. E il mare li ha portati via.”

“Ora saltavano fuori degli altri ragazzi, alcuni dei quali molto piccoli, scuri, con le pance gonfie dei piccoli selvaggi.

Uno di essi venne vicino all’ufficiale e guardò in su.

“Io sono, io sono….”

Ma non venne fuori nient’altro. Percival Wemys Madison cercava nella sua memoria una formula magica che era svanita completamente

Frankenstein

 

Immagine“…Dopo giorni e notti di lavoro e fatica inimmaginabili, riuscii a scoprire la causa della generazione e della vita¸no, di più, io stesso diventai capace di dare vita alla materia inanimata.”

 Frankenstein, scritto Mary Shelley nel lontano 1818, è in realtà uno dei libri più attuali che mi siano passati per le mani e affronta un’ infinita gamma di argomenti diversi. Di solito viene data molta importanza a quello che riguarda la “creazione del mostro”, a come Frankenstein cerchi in ogni modo di infondere la vita alla materia inanimata e giochi a fare Dio, ponendosi si qualche interrogativo di tipo morale, ma lasciandosi infine travolgere dal desiderio di dar vita ad una razza ( che lui vorrebbe perfetta) che lo idolatri come suo creatore; ma, se mi dovessero chiedere di cosa parla questo libro, sicuramente risponderei che parla del “Desiderio di normalità”.

Solitamente i protagonisti dei romanzi, delle opere teatrali, dei poemi, non si trovano mai a proprio agio nella realtà in cui sono inseriti, cercano sempre di evadere in qualche modo da quella che è la società, perché non ne condividono i valori e le regole… In Frankenstein questo desiderio di evasione non c’è, la Creatura è un “diverso”, è già di per se un “outsider”, e,  come tale è rifiutato da tutti, non appartiene a nessun gruppo esistente e questo lo porta a odiare la sua condizione e desiderare ciò che viene considerato “normale”.

La Creatura di Frankenstein porta all’esasperazione un desiderio che in realtà è in ognuno di noi; tutti, in una certa forma e misura cercano l’approvazione degli altri, tutti si sentono appagati se soddisfano le aspettative che gli altri hanno su di lui, tutti vogliono si essere speciali e unici, ma allo stesso tempo cercano di appartenere a qualcosa, vogliono rispecchiarsi in qualcosa, vogliono la semplice, stabile tranquillità di una vita “normale”; tutti vogliono quello che vuole il Mostro, anche se solo pochi hanno il coraggio di ammetterlo.

 

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 “ La vita e la morte mi sembravano dei confini ideali, dove io, per primo, dovevo aprire un varco perché un torrente di luce si riversasse sul nostro buio mondo. Una nuova specie mi avrebbe benedetto come suo creatore e sorgente di vita, molte ed eccellenti creature mi sarebbero state debitrici della loro esistenza. Nessun padre avrebbe potuto aspettarsi dal proprio figlio una gratitudine così totale come quella che io avrei meditato da loro.”

“ Fu in una tetra notte di novembre che vidi il compimento delle mie fatiche. Con un’ ansia sconfinante nell’angoscia, raccolsi attorno a me gli strumenti della vita, per infondere una scintilla di vita nella cosa inanimata che giaceva ai miei piedi. Era già l’una del mattino; la pioggia tamburellava con un suono cupo sui vetri e la mia candela era quasi consumata, quando, in quella luce tremula e agonizzante, vidi aprirsi gli occhi smorti e gialli della creatura: respirò a fatica, e un moto convulso le agitò le membra.”

“..Maledetto sia il giorno, aborrito demonio, in cui per la prima volta vedesti la luce! Maledette le mani ( anche se così maledico me stesso) che ti hanno formato! Tu mi hai precipitato in un’ infelicità così spaventosa che non ci sono parole per descriverla. Non mi hai lasciato nessuna possibilità di giudicare se sono giusto verso di te o no. Sparisci! Liberami dalla vista della tua odiata forma. -Così te ne libero, mio creatore,- disse, e mi mise sugli occhi quelle sue mani odiose, che scacciai con violenza. – Così ti tolgo una vista  che aborrisci. Ma puoi sempre ascoltarmi e concedermi la tua compassione. Per le virtù che possedevo un tempo, questo io ti chiedo. Ascolta la mia storia.”

 

Immagine“ Come Adamo, io non ero unito apparentemente da alcun legame a nessun altro essere esistente; ma sotto ogni altro aspetto il suo stato era completamente diverso dal mio. Egli era uscito dalle mani di Dio come una creatura perfetta, felice e fiorente, protetta dalla speciale attenzione del suo creatore; a lui era concesso di frequentare esseri di natura superiore e da loro attingere conoscenza, mentre io ero disgraziato, derelitto e solo. Molte volte ho considerato Satana l’emblema più appropriato della mia condizione; perché spesso, come lui, quando osservavo la beatitudine dei miei protettori, montava dentro di me l’amaro fiele dell’invidia.”

“ Io non potrò mai trovare comprensione. La prima volta che la cercai, erano l’amore e la virtù, i sentimenti di felicità e d’affetto di cui traboccava tutto il mio essere, che desideravo dividere con qualcuno. Ma ora che la virtù per me è diventata un’ombra, e che la felicità e l’affetto si sono trasformati in un amaro, nauseante sconforto, come potrei chiedere comprensione e partecipazione ?”

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“ Ma è vero che sono un disgraziato. Ho ucciso creature incantevoli e indifese; ho strangolato innocenti nel sonno, stringendo in una morsa letale la gola di chi non aveva mai fatto del male né a me né a nessun altro essere vivente. Ho votato all’infelicità del mio creatore….l’ho perseguitato fino alla rovina da cui non c’è ritorno. Ed eccolo che qui giace, bianco e freddo nella morte.”

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“ Ma presto, io morirò, e ciò che sento ora non si farà più sentire. Presto queste pene brucianti saranno spente. Salirò trionfalmente sul mio rogo funebre ed esulterò nell’agonia delle fiamme torturatrici. La luce di quella conflagrazione svanirà; il vento spargerà le mie ceneri sul mare. Il mio spirito riposerà in pace.”