Stagioni Diverse: l’ Autunno dell’innocenza – Il Corpo (Stand by me)

Immagine“Questa è la cosa peggiore. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.”

Quando è che una cosa è considerata importante? Ciò che per me può essere ragione di vita, per qualcun altro non è nient’altro che un passatempo e quello che per me è indispensabile, per qualcun altro è una facile rinuncia. Chiedersi cosa gli altri pensino dell’importanza che diamo a certe cose, molte volte, fa si che queste vengano sminuite a tal punto da perdere quel valore così profondo che avevano per noi all’inizio.

Ma condividere un’idea, una speranza, una passione, un desiderio, un’esperienza o un segreto, porta tutta la cosa ad un livello superiore: non ci sei più solo tu, con la tua idea, la tua speranza, la tua passione, la tua volontà, la tua esperienza, il tuo segreto, contro tutto il resto il mondo che ti incita a dubitarne, adesso, accanto a te, c’è qualcuno che ti sprona a far crescere quell’idea, a coltivare quella speranza, a tenere viva quella passione, a inseguire quel desiderio, a raccontare quell’esperienza e ascolta, senza alcun tipo di  presunzione, quel segreto.

C’è tutto questo in “Stand by me”: un quadro in cui è dipinta l’amicizia più vera, che nonostante tutto è destinata a finire, in una cornice di ricordi che non si sbiadiranno mai e di piccole conquiste, la cui soddisfazione si ricorderà per sempre ma difficilmente si ripeterà.

Quello che mi ha sempre lasciato l’amaro in bocca è il fatto che non abbia un lieto fine. I quattro amici, con l’andare del tempo, si perdono di vista, tre muoiono giovani senza riuscire a soddisfare nessuno di quelli che erano i loro sogni d’infanzia, e uno diventa si uno scrittore, come voleva, ma ammette che ciò che scrive non suscita ammirazione, non piace a gran parte del pubblico: è di nuovo lui da solo che tenta disperatamente di esprimere il proprio punto di vista contro il mondo che non ha abbastanza tempo,voglia, pazienza, capacità di immedesimazione per capirlo.

Ma forse il bello di questa storia è proprio questo: è reale.

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“Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono le cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori.”

“Avevo dodici anni, quasi tredici, la prima volta che vidi un essere umano morto. Successo nel 1960, tanto tempo fa… anche se a volte non mi pare così lontano. Soprattutto la notte quando mi sveglio da quei sogni in cui la grandine cade nei suoi occhi aperti.”

 “ Impressioni diverse per persone diverse, dicono, ed è esatto. Così se vi dico estate, voi ricevete un insieme di immagini private, personali, che sono completamente differenti dalle mie. Regolare. Ma per me, estate significherà sempre correr lungo la strada verso il Florida Market con le monete che mi risuonano in tasca, la temperatura allegramente oltre i quaranta, i piedi nelle scarpe da tennis.”

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  “ Avevamo quasi raggiunto il ponte che porta la ferrovia dall’altra parte del fiume quando Teddy scoppiò a piangere. Fu come se una grande ondata interna di marea avesse schiantato un sistema accuratamente costruito di dighe mentali. Non esagero, fu altrettanto improvviso e altrettanto violento”.

 

“Sta a sentire, Teddy, che ti frega di quello che un vecchio sacco di merda come quello dice di tuo padre?…Questo non cambia niente no?”

“Teddy scosse la testa violentemente. Non cambiava niente. Ma sentirlo dire alla luce del sole, una cosa che doveva avergli girato all’infinito nella mente mentre lui era stesa a letto senza dormire e guardava la luna fuori contro su un vetro della finestra, una cosa a cui doveva aver pensato in quel suo modo lento e rotto finché non gli era parsa quasi una cosa sacra, cercare di darle un senso,, per poi doversi rendere conto che gli altri avevano liquidato suo padre semplicemente come un mentecatto…questo lo aveva steso. Ma non cambiava niente. Niente.”

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“Ci eravamo invitati al nostro funerale. Quest’ultimo pensiero ruppe la paralisi e scattai in piedi. Probabilmente a chi mi avesse visto sarei sembrato un pupazzo a molla di quelli che balzano fuori dalla scatola, ma a me diedi l’impressione di uno visto al rallentatore sott’acqua, che schizza su non per un metro e mezzo di aria ma attraverso centocinquanta metri di acqua, movendosi lentamente, movendosi con paurosa fiacchezza in mezzo all’acqua che si apre a fatica. Ma finalmente ruppi la superficie. Urlai “TRENO!”

“Credo che fu quel giorno che cominciai a capire un po’ come succede che un uomo diventa un temerario. Un paio di anni fa ho pagato venti dollari per vedere Evel Kneivel che tentava il salto sopra lo Snake River Canyon e mia moglie ne fu inorridita. Mi disse che se fossi nato nell’antica Roma sarei stato sempre nel Colosseo a piluccare grappoli d’uva e a guardare i leoni che sbudellavano i cristiani. Aveva torto… Non tirai fuori quei venti biglietti per guardare quell’uomo morire….ci andai per quelle ombre che sono sempre da qualche parte dietro i nostri occhi, per quello che Bruce Springsteen in una delle sue canzoni chiama le tenebre al limite del paese, e prima o poi credo che tutti vogliano sfidare quelle tenebre…”

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“ E sai una cosa Gordie? Per giugno prossimo saremo tutti divisi.”

“Che sai dicendo? Perché dovrebbe succedere una cosa del genere?”

“ Non è come le elementari, ecco perché. Tu sarai nei corsi di college. Io e Teddy e Vern saremo nei corsi professionali, a giocare a biglie con il resto dei ritardati, a fare posacenere e ripari per uccelli, Vern potrebbe addirittura dover andare al corso di recupero. Tu incontrerai un sacco di compagni nuovi, gente in gamba. E’ così che va, Gordie. E’ così che l’ hanno organizzata.”

 “Ti farei vedere io se fossi tuo padre!” disse con rabbia. “ Non te ne andresti in giro a cianciare di fare quegli stupidi corsi commerciali, se io fossi tuo padre! E’ come se Dio ti avesse dato qualcosa, tutte quelle storie che sai inventare, e ti dicesse: questo è quello che abbiamo per te ragazzo. Cerca di non perderlo. Ma i ragazzi perdono tutto se non c’è qualcuno che li tiene d’occhio, e se i tuoi sono troppo distrutti per farlo loro, allora dovrei farlo io”.

“In quel momento vidi una di quelle cose, la vidi con assoluta chiarezza e certezza. Era stato strappato via dalle sue scarpe. Il treno lo aveva strappato via dalle sue scarpe come aveva strappato via la via dal suo corpo. Questo finalmente mi illuminò. Il ragazzo era morto. Non era malato, non stava dormendo…era morto”.

 

“ Era un ragazzo della nostra età, era morto, e rifiutavo l’idea che potesse esserci alcunché di naturale in questo; la spinsi via con orrore”.

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Finalmente Chris parlò. “ Lo diranno”.

“Ci puoi scommettere che lo diranno. Ma non oggi, né domani, se è questo che ti preoccupa. Passerà molto tempo prima che lo dicano, credo. Anni, forse.”

Mi guardò sorpreso.

“ Sono spaventati Chris. Soprattutto Teddy, ha paura che non lo prendano nell’esercito. Ma anche Vern è spaventato. Ci perderanno un po’ di sonno, e ci saranno delle colte, ques’autunno, che ce l’avranno proprio sulla punta della lingua, lì lì per dirlo a qualcuno, ma non credo che lo faranno. E poi…sai una cosa? Può sembrare pazzesco, ma… credo che dimenticheranno perfino che sia mai successo.”

Si allontanò, sempre ridendo…come se non avesse il minimo pensiero al mondo, come se se ne stesse andando in un gran bel posto invece che solo a casa, in una casa ( una baracca, sarebbe più vicino alla verità) di tre stanze senza servizi e con le finestre rotte coperte di plastica e un fratello che probabilmente lo stava aspettando nel cortile davanti. Anche se avessi saputo la cosa giusta da dire, probabilmente non l’avrei detta. I discorsi distruggono le funzioni dell’amore….la parola è un danno….l’amore ha i denti; i denti mordono; i morsi non guariscono mai. Nessuna parola, nessuna combinazione di parole può chiudere quelle ferite d’amore. …se quelle ferite si asciugano, le parole muoiono con loro.”

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 “ Teddy e Vern lentamente divennero due facce come tante a scuola, nei corridoi o nell’aula delle punizioni delle tre e mezzo. Un cenno della testa, ciao ciao. Questo era tutto. Gli amici entrano ed escono nella nostra vita…qualcuno va a fondo, ecco tutto. Non è giusto, ma succede. Qualcuno va a fondo”.

 “ Vern Tessio rimase ucciso in un incendio che rase al suolo un edificio di appartamenti di Lewiston, nel 1966….Tedd se ne andò in uno squallido incidente automobilistico….Verso la fine del 1971, Chris entrò in un Chicken Delight di Portland per il pranzo. Giusto avanti a lui, due uomini iniziarono a litigare su chi era il primo della fila. Uno dei due tirò fuori un coltello. Chris, che era sempre stato il migliore di noi a mettere pace, si mise in mezzo e si prese una coltellata alla gola. Lo lessi sul giornale: stava finendo il suo secondo anno di università.”

 “Guardai verso sinistra, e oltre la fabbrica potei vedere il Castle, non tanto ampio ora, ma un po’ più pulito, scorrere ancora sotto il ponte tra Castle Rock e Harlow. Il ponte ferroviario è scomparso, ma il fiume è ancora in giro. E anch’io”.

La Linea d’ombra

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 “Solo i giovani hanno di questi momenti….Uno chiude dietro di sé il cancelletto della fanciullezza- ed entra in un giardino incantato. Là persino le ombre rilucono di promesse. Ogni svolta del sentiero ha un suo fascino. E non perché sia una terra tutta da scoprire. Si sa bene che l’umanità intera l’ ha percorsa in folla. E’ la seduzione dell’esperienza universale, da cui ci si attende una sensazione singolare o personale: un po’ di se stessi.”

A tutti capita, prima a poi, di vivere un momento in  cui tutto ciò che ti circonda ti sembra piatto, in cui tutto ti appare incredibilmente noioso e privo di interesse; in quei momenti vorresti vivere, ma non ci riesci, perché niente ti stimola, vorresti spiccare su tutto, ma non lo fai, perché niente di spinge a compiere quel balzo; in quei momenti ti senti l’unica cosa giusta in un mondo completamente sbagliato: un mondo che non ti merita perché resta immobile, mentre tu hai voglia di correre.

E’ in quel momento che davanti a te appare la “linea d’ombra”.

E per superarla ti occorre solo un’ occasione, di qualsiasi tipo, che ti metta alla prova, che ti permetta di provare ciò che senti di valere, che ti tolga dall’immobilità e ti faccia finalmente confrontare con tutta quella  realtà che finora hai solo immaginato.

Ciò che non si conosce suscita sempre un certo fascino e , allo stesso tempo una forma di paura; affrontare la novità, situazioni mai vissute prima, significa sentirsi inizialmente inadeguati, non all’altezza, significa mettere in dubbio noi stessi e  quello che abbiamo sempre pensato di essere: attraversare la linea d’ombra significa inevitabilmente cambiare ciò che eravamo.

La linea d’ombra è quindi un passaggio da una condizione iniziale ad una sconosciuta.

Molti affermano che la linea d’ombra di Conrad stia a rappresentare il passaggio dalla gioventù all’età adulta; ma, se così fosse, vorrebbe dire che la linea d’ombra si presenta solo una volta nella nostra vita e una volta superata non la si rincontrerà mai più? Che c’è solo un preciso momento in cui si va incontro al cambiamento?

Io penso che l’intera vita sia un insieme infinito di “linee d’ombra” e che , una volta superata la prima, una volta che ci si è adattati alla nuova condizione, ne appaia subito un’altra di fronte a noi.

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“Si procede. E il tempo pure procede- finché si scorge di fronte a sé una linea d’ombra, che ci avverte che bisogna lasciare alle spalle anche la regione della prima gioventù. E’ il momento della vita in cui possono capitare di quei momenti cui ho accennato. Che momenti? Ebbene, momenti di tedio, di stanchezza, di scontento. Momenti di riflessione”

 “ Tutto l’insieme rafforzava in me l’oscura sensazione che la vita non fosse altro che uno sciupio di giorni, sensazione che in parte inconsapevolmente mi aveva fatto abbandonare un comodo imbarco, allontanato da uomini che mi piacevano, per sottrarmi alla minaccia del vuoto…. Per poi ritrovare la vacuità alla prima svolta.”

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“Eccomi qua, investito in un batter d’occhio di un comando, non secondo l’ordine consueto delle umane cose, ma piuttosto quasi per incanto. Avrei dovuto essere intontito dallo stupore. Ma non lo ero. Ero proprio come i personaggi delle favole. Nulla li stupisce, mai. Cenerentola non prorompe in alcuna esclamazione quando da una zucca salta fuori un cocchio di gala attrezzato di tutto punto per portarla al ballo. Ci monta su tranquillamente e se ne va incontro alla sua straordinaria fortuna.”

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“La strada sarebbe stata lunga. Sono lunghe tutte le strade che conducono a ciò che il cuore brama. Ma questa strada l’occhio della mia mente la poteva vedere su una carta, tracciata professionalmente, con tutte le sue complicazioni e difficoltà, eppure a suo modo sufficientemente semplice. O si è marinaio, o non lo si è. E di esserlo io non avevo dubbi.”

“ Di fronte a quell’uomo, che giudicai più anziano di me di parecchia anni, ebbi coscienza di ciò che mi ero ormai lasciato alle spalle- la mia giovinezza. E non era davvero un gran conforto. La giovinezza è una bella cosa, una forza potente- fintanto che uno non ci pensa. Sentivo che stavo prendendo coscienza di me stesso.”

“ L’immobilità che covava sul mondo pareva captare, come una volta acustica, il suono più flebile. Bastava il tono colloquiale a trasportare una parola da un capo all’altro della nave. La cosa terribile era che l’unica voce che udivo era la mia.”

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“Mi pare che tutta la mia vita trascorsa prima di quel memorabile giorno sia infinitamente remota, come un ricordo sbiadito di giovinezza spensierata, qualcosa che sta al di là di una zona d’ombra.”

 

“A quest’ora vi sentirete stanco sfinito”.

“ No -dissi.-Non stanco.Vi dirò io, capitano Giles, come mi sento. Mi sento vecchio. E devo anche esserlo. Tutti voi a terra mi sembrate nient’altro che una banda di giovincelli scapestrati che non hanno mai avuto una preoccupazione al mondo.”

Il curioso caso di Benjamin Button

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“ E allora” ansimò il signor Button “qual è il mio?”

“Quello là!” disse l’infermiera.

Gli occhi di Button seguirono il dito puntato della ragazza, ed ecco ciò che videro. Avvolto in una coperta bianca molto voluminosa, un vecchietto di circa settant’anni sedeva in una delle culle, che riusciva a contenerlo solo in parte. I capelli radi erano quasi bianchi, e sul mento gli pendeva una lunga barba color fumo, che ondeggiava assurdamente di qua e di là, alla brezza che entrava da una finestra. Il vecchio alzò su Button due occhi sbiaditi e palesemente miopi, dai quali trapelava un interrogativo sbalordito.”

C’è veramente un tempo giusto per ogni cosa? Esiste un ordine prestabilito  per le esperienze della vita? Quando è che dobbiamo iniziare a rinunciare a inseguire un sogno, a lasciar perdere un’aspirazione, a mettere da parte un desiderio? C’è un età precisa in cui dobbiamo smettere di agire e cominciare a vivere di ricordi?

E se, raggiunta quella determinata età, qualcuno non avesse fatto tutte quelle esperienze che avrebbe dovuto? Se qualcuno fosse stato impossibilitato, per un motivo o per un altro, a godere di tutti quei benefici che si attribuiscono alla giovinezza? E  se per qualcuno quel tempo concesso non fosse stato abbastanza lungo per ottenere tutto quello che si era prefissato di raggiungere? Dovrebbe accontentarsi di ciò che ha avuto?

E se per qualcuno l’orologio girasse al contrario? Dovrebbe rinunciare a tutto?

Per Benjamin Button il giusto tempo di fare le cose non arriverà mai, potrebbe aspettarlo in eterno senza mai raggiungerlo, e, nell’attesa, perderebbe la possibilità di fare tutto ciò che la vita ti concede…Benjamin non aspettta, si fa guidare dall’istinto, agisce e, contro ogni ordine prestabilito, fa le sue esperienze, raggiunge i suoi traguardi e ripaga le aspettative di tutti; Benjamin vince sul tempo, finisce con il dettarne le regole e si guadagna la possibilità di “essere protagonista” della propria vita; se invece avesse seguito le regole del “buon senso” comune e avesse dato tempo al tempo, questo ruolo non gli sarebbe mai spettato di diritto: sarebbe sempre e solo stato una comparsa nelle vite degli altri e niente più di un’ombra nella sua.

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“ L’idea di vestire il figlio con indumenti da adulto lo ripugnava. Se, poniamo, fosse riuscito a trovare un abito da ragazzo in una taglia molto grande, avrebbe potuto tagliare quell’orrenda barbetta ondeggiante, tingere di nero i capelli canuti, e riuscire in tal modo a nascondere il peggio, conservando un’ombra di rispetto per se stesso…per non parlare della sua posizione nella buona società di Baltimora.”

 “ La bambinaia, che  Button avevano assunto in anticipo, abbandonò la famiglia dopo una sola occhiata, in preda alla più viva indignazione. Ma il signor Button insistette nel suo irremovibile proposito. Benjamin era un bimbo e tale doveva restare. In un primo momento ebbe a dichiarare che, se Benjamin non amava il latte tiepido, poteva ben restare completamente digiuno….Un giorno portò a casa un sonaglio e , facendone dono a Benjamin, insistette, in termini inequivocabili, che doveva giocarci; il vecchio lo prese con espressione di infinita stanchezza e incominciò a sbatterlo obbedientemente, a intervalli regolari, per tutto il giorno.”

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“Ma un bel giorno, qualche settimana dopo il dodicesimo compleanno, mentre si guardava allo specchio, Benjamin fece, o credette di fare, una scoperta sbalorditiva. Erano i suoi occhi a ingannarlo o veramente i suoi capelli si erano tramutati, nella dozzina di anni della sua vita, dal bianco canuto a una sfumatura di grigio ferro, sotto la tintura che li nascondeva? Forse l’intrico di rughe sulla sua faccia stava diventando meno pronunciato? E la sua pelle non era, per caso, più liscia e compatta, con addirittura una sfumatura di rosso colorito invernale? Non avrebbe potuto dirlo. Era un fatto che non camminava più curvo e che fin dai primi giorni della sua vita le sue condizioni fisiche erano andate migliorando”.

 “ Lei ha giusto l’età romantica” continuò lei “ cinquant’anni. A venticinque anni si è troppo appassionati di cose mondane; i trenta rivelano il pallore derivante dall’eccesso di lavoro; a quaranta l’uomo ha l’età in cui si prediligono i racconti di storie interminabili, che richiedono tutto un sigaro per finire la descrizione; la sessantina….Oh i sessanta sono già troppo vicini ai settanta; ma i cinquanta rappresentano la giusta maturità.”

 “…Benjamin scoprì di essere sempre più attratto dai piaceri della vita. Grazie alla sua crescente smania di divertirsi, egli fu il primo cittadino di Baltimora a possedere e pilotare un’automobile. Quando lo incontravano per la via, i suoi coetanei lo guardavano con invidi, perché Benjamin era l’immagine della salute e della vitalità. “Ha l’aria di ringiovanire ogni giorno di più “ osservavano.”

“Avrei creduto che tu avessi abbastanza amor proprio per mettervi fine”. “Ma come potrei farlo?” domandò. “Non ho nessuna intenzione di mettermi a discutere con te”. Ribattè Hildegarde. “ Ma c’è un modo giusto di fare le cose e un altro che non le è. Se tu hai deciso di essere diverso da tutti gli altri, non vedo come potrei impedirtelo, ma, certo, non mi sembra una decisione troppo riguardosa”. “ Ma, Hildegarde, non posso farci nulla!” “Si che puoi, invece. Il fatto è che sei testardo. Sei convinto di non voler assomigliare a nessun altro. Sei sempre stato così e lo sarai sempre. Ma pensa, solo per un istante, a come sarebbe il mondo, se tutti vedessero le cose come te…che fine farebbe il nostro pianeta?”

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“Nessun ricordo penoso turbava il suo sonno infantile; la sua mente non serbava traccia alcuna delle glorie universitarie o degli anni favolosi in cui aveva spezzato il cuore di tante fanciulle. C’erano soltanto le bianche pareti protettive del suo lettino e Nana, e un uomo che veniva a trovarlo ogni tanto, e un’immensa sfera arancione, che Nana gli indicava al crepuscolo, proprio un istante prima che si addormentasse, e che lei chiamava “il sole”.

 “Il passato…. La dura carica alla testa dei suoi uomini su per il fianco del colle San Juan; i primi anni del suo matrimonio, quando restava al lavoro fino a tardi nel crepuscolo estivo della città febbrile per la giovane Hildegarde, che egli amava…tutte queste cose erano svanite come sogni inconsistenti dalla sua mente, quasi che non fossero mai state.”

“ Poi, fu tutto buio intorno, e il suo bianco lettino, i volti indistinti, che si agitavano sopra di lui, e il tiepido dolce aroma del latte, ogni cosa si dissolse dalla sua mente.”

Il Dottor Jekyll e Mr Hyde

R L Stevenson

“ Giorno dopo giorno e usando entrambe le parti della mia intelligenza, quella morale e quella intellettuale, andai avvicinandomi a quella verità la cui scoperta parziale mi ha condannato ad un tale, disastroso naufragio, all’idea che l’uomo non è uno, bensì due.”

Cos’è che determina chi siamo? Sono le azioni che compiamo , le scelte che facciamo, le possibilità che non cogliamo, i desideri che cerchiamo di reprimere, i sogni che inseguiamo anche se corrono molto più veloce e hanno un netto vantaggio su di noi?

Oppure è il modo in cui riusciamo a prevedere, evitare o limitare le conseguenze che cattive azioni, scelte sbagliate, possibilità mancate, desideri non assecondati e sogni infranti, portano inevitabilmente dietro di sé?

Il Bene e il Male coesistono in ogni cosa e in egual misura:tutto ha una duplice natura, tutto è una perfetta combinazione di bene e male; ed è solo è quando viene a mancare questo rapporto di equilibrio, che si può veramente capire dove finisce l’uno e inizia l’altro.

Jekyll si disfà di questa convivenza forzata, annienta l’equilibrio, scinde il bene dal male e, inevitabilmente scatena la parte più forte,il Male,che, libero dalle catene che prima lo costringevano a limitarsi, si sprigiona senza freni e inibizioni e confluisce in un’ unica forma: Hyde.

Ma il Male non si accontenta mai solo e soltanto di esprimere se stesso, il Male ha il naturale istinto di sopraffare tutto ciò che non è una sua diretta rappresentazione e distruggerlo; Hyde cerca di annientare quel poco che è rimasto della volontà di Jekyll e, in parte ci riesce: le certezze di Jekyll traballano e Jekyll cede molte volte al fascino della vendetta. Ma Jekyll, che è il bene, non appena intravede una piccola speranza, una possibilità di trionfare sul suo alterego,che è il male, la coglie, con la consapevolezza che ciò comporterà anche la sua fine.

Jekyll riesce a limitare le conseguenze della sua scelta iniziale anche se ciò non cancella le azioni terribili che ha compiuto; quindi, con la sua morte, in un certo senso riesce a ricongiungere il cerchio e ristabilisce l’equilibrio.

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“Hyde era pallido,e aveva la conformazione e la statura di un nano. Senza che nessuna malformazione in particolare gli deformasse il corpo, dava l’impressione d’essere un uomo deforme, aveva un sorriso sgradevole e nei confronti dell’avvocato aveva assunto un’aria depravata a metà strada tra il timido e il prepotente…Nondimeno, la presenza di siffatti difetti non spiegava la ripugnanza, la paura e il disgusto di cui fino ad allora Utterson non sapeva, ma che provava nei suoi confronti “ Deve esserci dell’altro” si disse perplesso il gentiluomo. “ C’è di certo qualcosa di diverso. Se solo mi riuscisse dargli un nome. Dio mi aiuti, perché quell’ essere a malapena pare umano”. 

“ ..non era mai stato fotografato e le pochissime persone i grado di descriverlo ne offrivano descrizioni molto diverse, come spesso accade agli osservatori improvvisati. C’era solo un punto su cui tutti quanti erano concordi, ed era sul senso ossessionante di una deformità incerta, inspiegabile, che l’uomo fuggendo lasciava dietro di sé, nello sguardo di chi lo vedeva.”

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“Utterson, lo giuro davanti a Dio”, urlò il medico, “ davanti a Dio che non lo vedrò mai più. Ti do la mia parola d’onore che qui, in questo mondo, tra me e lui è tutto finito. Finito. D’altra parte lui non ha bisogno del mio aiuto; tu non lo conosci come lo conosco io; lui è al sicuro, completamente al sicuro. Credimi, nessuno ne sentirà più parlare.”

 

“ Devi lasciare che io prosegua per il mio buio cammino, perché ho permesso che ricadessero su di me un castigo e un pericolo di cui non posso persino parlare. Se è vero che sono il più perverso dei peccatori, è altrettanto vero che sono colui che più di chiunque altro paga con la sofferenza per quanto ha fatto.”

“… il mio più grande difetto era una certa inclinazione a una vivacità impaziente, che sarebbe stata la felicità di molti, ma era talmente pronunciata in me da rendermi difficile conciliarla con il forte desiderio che provavo di tenere alta la fronte ed esibire in pubblico un contegno di eccezionale gravità. Fu così quindi che presi a nascondere i miei piaceri e fu così che, quando giunsero gli anni della riflessione, comincia a guardarmi intorno, a valutare i miei progressi e la mia posizione nel mondo, per scoprirmi ormai votato ad un’ esistenza profondamente duplice.”

“E fu fin da quei lontani inizi… che io imparai ad abbandonarmi con piacere, come in un sogno dolcissimo, al pensiero della separazione di questi due elementi. Così mi dissi, se ognuno dei due elementi potesse essere ospitato in identità diverse e disgiunte, alla vita verrebbero meno i suoi pesi peggiori; l’ingiusto se ne andrebbe per la sua strada, sollevato dalle aspirazione e dai rimorsi del suo più onesto gemello, mentre il giusto potrebbe procedere dritto e senza pericolo lungo il suo retto cammino, messo nella condizione di compiere quelle buone azioni che a lui danno piacere e senza più sentirsi esposto alla vergogna e al rimorso causatogli da un male a lui estraneo.”

 

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“Come il bene traspariva sui lineamenti dell’uno, il male si inscriveva a grandi e chiare lettere sul volto dell’altro. Ancora, il male aveva lasciato, su quel corpo, un’impronta di deformità e decadenza. Nondimeno, quando in quello specchio guardavo quell’idolo orribile, non provavo un senso di ripugnanza, piuttosto uno slancio di accettazione. Quell’uomo ero sempre io.”

 “Scegliere Jekyll avrebbe voluto dire rinunciare a quegli a quegli appetiti cui un tempo indulgevo in segreto e che di recente avevo preso ad assecondare. Scegliere Hyde sarebbe stata una rinuncia a una miriade di interessi e aspirazioni per diventare d’un tratto e per sempre oggetto di disprezzo e ostilità generale.”

  “ …Questa è la mia ultima ora, quella vera, della morte, e ciò che verrà dopo riguarda un altro. Qui dunque, a questo punto, nel momento in cui poso la penna e sigillo la mia confessione, terminò la vita dell’infelice Henry Jekyll.”

Frankenstein

 

Immagine“…Dopo giorni e notti di lavoro e fatica inimmaginabili, riuscii a scoprire la causa della generazione e della vita¸no, di più, io stesso diventai capace di dare vita alla materia inanimata.”

 Frankenstein, scritto Mary Shelley nel lontano 1818, è in realtà uno dei libri più attuali che mi siano passati per le mani e affronta un’ infinita gamma di argomenti diversi. Di solito viene data molta importanza a quello che riguarda la “creazione del mostro”, a come Frankenstein cerchi in ogni modo di infondere la vita alla materia inanimata e giochi a fare Dio, ponendosi si qualche interrogativo di tipo morale, ma lasciandosi infine travolgere dal desiderio di dar vita ad una razza ( che lui vorrebbe perfetta) che lo idolatri come suo creatore; ma, se mi dovessero chiedere di cosa parla questo libro, sicuramente risponderei che parla del “Desiderio di normalità”.

Solitamente i protagonisti dei romanzi, delle opere teatrali, dei poemi, non si trovano mai a proprio agio nella realtà in cui sono inseriti, cercano sempre di evadere in qualche modo da quella che è la società, perché non ne condividono i valori e le regole… In Frankenstein questo desiderio di evasione non c’è, la Creatura è un “diverso”, è già di per se un “outsider”, e,  come tale è rifiutato da tutti, non appartiene a nessun gruppo esistente e questo lo porta a odiare la sua condizione e desiderare ciò che viene considerato “normale”.

La Creatura di Frankenstein porta all’esasperazione un desiderio che in realtà è in ognuno di noi; tutti, in una certa forma e misura cercano l’approvazione degli altri, tutti si sentono appagati se soddisfano le aspettative che gli altri hanno su di lui, tutti vogliono si essere speciali e unici, ma allo stesso tempo cercano di appartenere a qualcosa, vogliono rispecchiarsi in qualcosa, vogliono la semplice, stabile tranquillità di una vita “normale”; tutti vogliono quello che vuole il Mostro, anche se solo pochi hanno il coraggio di ammetterlo.

 

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 “ La vita e la morte mi sembravano dei confini ideali, dove io, per primo, dovevo aprire un varco perché un torrente di luce si riversasse sul nostro buio mondo. Una nuova specie mi avrebbe benedetto come suo creatore e sorgente di vita, molte ed eccellenti creature mi sarebbero state debitrici della loro esistenza. Nessun padre avrebbe potuto aspettarsi dal proprio figlio una gratitudine così totale come quella che io avrei meditato da loro.”

“ Fu in una tetra notte di novembre che vidi il compimento delle mie fatiche. Con un’ ansia sconfinante nell’angoscia, raccolsi attorno a me gli strumenti della vita, per infondere una scintilla di vita nella cosa inanimata che giaceva ai miei piedi. Era già l’una del mattino; la pioggia tamburellava con un suono cupo sui vetri e la mia candela era quasi consumata, quando, in quella luce tremula e agonizzante, vidi aprirsi gli occhi smorti e gialli della creatura: respirò a fatica, e un moto convulso le agitò le membra.”

“..Maledetto sia il giorno, aborrito demonio, in cui per la prima volta vedesti la luce! Maledette le mani ( anche se così maledico me stesso) che ti hanno formato! Tu mi hai precipitato in un’ infelicità così spaventosa che non ci sono parole per descriverla. Non mi hai lasciato nessuna possibilità di giudicare se sono giusto verso di te o no. Sparisci! Liberami dalla vista della tua odiata forma. -Così te ne libero, mio creatore,- disse, e mi mise sugli occhi quelle sue mani odiose, che scacciai con violenza. – Così ti tolgo una vista  che aborrisci. Ma puoi sempre ascoltarmi e concedermi la tua compassione. Per le virtù che possedevo un tempo, questo io ti chiedo. Ascolta la mia storia.”

 

Immagine“ Come Adamo, io non ero unito apparentemente da alcun legame a nessun altro essere esistente; ma sotto ogni altro aspetto il suo stato era completamente diverso dal mio. Egli era uscito dalle mani di Dio come una creatura perfetta, felice e fiorente, protetta dalla speciale attenzione del suo creatore; a lui era concesso di frequentare esseri di natura superiore e da loro attingere conoscenza, mentre io ero disgraziato, derelitto e solo. Molte volte ho considerato Satana l’emblema più appropriato della mia condizione; perché spesso, come lui, quando osservavo la beatitudine dei miei protettori, montava dentro di me l’amaro fiele dell’invidia.”

“ Io non potrò mai trovare comprensione. La prima volta che la cercai, erano l’amore e la virtù, i sentimenti di felicità e d’affetto di cui traboccava tutto il mio essere, che desideravo dividere con qualcuno. Ma ora che la virtù per me è diventata un’ombra, e che la felicità e l’affetto si sono trasformati in un amaro, nauseante sconforto, come potrei chiedere comprensione e partecipazione ?”

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“ Ma è vero che sono un disgraziato. Ho ucciso creature incantevoli e indifese; ho strangolato innocenti nel sonno, stringendo in una morsa letale la gola di chi non aveva mai fatto del male né a me né a nessun altro essere vivente. Ho votato all’infelicità del mio creatore….l’ho perseguitato fino alla rovina da cui non c’è ritorno. Ed eccolo che qui giace, bianco e freddo nella morte.”

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“ Ma presto, io morirò, e ciò che sento ora non si farà più sentire. Presto queste pene brucianti saranno spente. Salirò trionfalmente sul mio rogo funebre ed esulterò nell’agonia delle fiamme torturatrici. La luce di quella conflagrazione svanirà; il vento spargerà le mie ceneri sul mare. Il mio spirito riposerà in pace.”

Il Ritratto di Dorian Gray

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“L’artista è il creatore di cose belle. Rivelare l’arte senza rivelare l’artista è il fine dell’arte.”

Ciò che rende così affascinante l’arte è il suo essere eterna e immutabile, immune allo scorrere del tempo; e l’arte è bella. Ciò che invece ci affascina della bellezza è la sua precarietà, la consapevolezza che non durerà…quindi arte e bellezza si contrastano ma allo stesso tempo convivono nella stessa forma; Dorian Gray sconvolge questo  equilibrio. Dorian Gray è ciò che non è mai stato: è l’eterna bellezza.

Al di là delle verie interpretazioni avanzate sul personaggio e di come questo sia o meno il riflesso di Oscar Wilde, posso dire che questo libro mi ha lasciato soprattutto una grande voglia di salire su un treno in corsa senza neanche sapere dove sia diretto, solo per il gusto di fare qualcosa che la maggior parte della gente non ha il coraggio di fare, solo per non rimpiangere di non averci mai provato, solo per vedere cosa c’è alla fine del binario e solo allora scegliere se tornare indietro o prenderne un altro.

 

Immagine“ogni ritratto dipinto con emozione è il ritratto dell’artista, non del modello. Il modello non è altro che un incidente, un’ occasione. Non è lui ad essere rivelato dal pittore: è il pittore che rivela se stesso sulla tela dipinta. La ragione per cui non voglio esporre questo ritratto è che temo di aver rivelato in esso il segreto della mia anima.”

“Un artista dovrebbe creare cose belle senza metterci niente della sua vita. Viviamo in un’epoca in cui gli uomini considerano l’arte come una forma di autobiografia. Abbiamo perso il senso astratto della bellezza. Un giorno farò vedere al mondo che cos’è; e per questa ragione nessuno vedrà mai il mio ritratto di Dorian Gray”.

“Di solito è gentile con me: parliamo di tutto, seduti nello studio. Ogni tanto, però, è di un egoismo atroce, e sembra quasi che provi piacere a farmi soffrire. In quei momenti, Harry, ho la sensazione di aver dato tutta la mia anima a qualcuno che la usa come se fosse un fiore da mettere all’occhiello, una piccola decorazione per gratificare la sua vanità, un ornamento per un giorno d’estate.”

” Siamo puniti per ciò che rifiutiamo a noi stessi: ogni impulso che tentiamo di strangolare cova nella mente e ci avvelena. Il corp pecca una volta, e poi mai più, perchè l’azione è una forma di purificazione. Niente rimane, allora, se non il ricordo di un piacere, o la voluttà di un rimpianto. L’unico modo di liberarsi di una tentazione è di abbandonarsi ad essa. Resisti, e la tua anima si ammala di nostalgia per le cose che si è proebita, di desiderio per ciò che le sue mostruose leggi hanno reso mostruoso e illecito.

 

Immagine“Sono geloso di qualunque cosa la cui bellezza non muoia. Sono geloso del ritratto che hai dipinto. Perchè dovrebbe conservare ciò che io sono condannato a perdere? Ogni momento che passa riba qualcosa a me e lo dona a quell’immagine. Oh, se solo potesse essere il contrario! Se fosse il ritratto a mutare, ed io a rimanere per sempre quello che sono!”

“…Eppure era li che continuava a guardarlo, con quel suo bellissimo volto guastato e il sorriso crudele. I capelli lucenti splendevano nella luce del primo mattino, gli occhi azzurri fissavano i suoi. U senso di pietà infinita, non per se stesso, ma per l’immagine dipinta di se stesso, lo invase. Aveva già cominciato a modificarsi, e avrebbe continuato. L’oro si sarebbe spento nel grigio, le rose bianche e rosse avrebbero incontrato la morte. Per ogni peccato commesso, una macchia avrebbe contaminato e corrotto la sua bellezza.”

Immagine“Una nuova vita! Ecco cosa voleva. Ecco cosa aspettava. Certo l’aveva già iniziata. Per lo meno aveva risparmiato una creatura innocente. Non avrebbe mai più insidiato l’innocenza. Sarebbe stato buono….Forse, se la sua vita fosse diventata pura, sarebbe riuscito a cancellare da quel volto ogni traccia di ignobili passioni. Forse i segni del male erano già scomparsi..:”

“…Così come aveva ucciso il pittore avrebbe ora ucciso il suo lavoro e tutto ciò che stava a rappresentare. Avrebbe ucciso il passato, e morto questo sarebbe stato libero.  Avrebbe ucciso questa mostruosa vita dell’anima, e senza i suoi infami avvertimenti avrebbe trovato la pace. Afferrò il coltello, e colpì il ritatto.”

” Mentre entravano scorsero sulla parete uno splendido ritratto del loro padrone- così come l avevano visto l’ultima volta, in tutto l’incanto di quella squisita e giovane bellezza. Sul pavimento giaceva un uomo, in abito da sera, con un coltello piantato nel cuore. Era avvizzito, coperto di rughe, con un volto ripugnante. Fu solo dopo aver guardato gli anelli che riconobbero chi era. “

Il Fantasma dell’ Opera

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” Il fantasma dell’Opera è esistito. Non fu affatto, come si è a lungo creduto, un’ispirazione di artisti, una superstizione di direttori, la sbiadita creazione di quei cervelli esaltati delle signorine del corpo di ballo, delle loro madri, delle maschere, degli addetti al guardaroba e della portineria. Si è esistito, in carne ed ossa, benchè si desse tutte le apparenze di un vero fantasma, vale a dire di un’ ombra.”

Il Fantasma dell’ Opera non è un romanzo: è musica e come tale non lo si legge, si ascolta; e chi non riesce a sentire niente più che il rumore delle pagine che sfoglia, non conosce la voce della propria anima…. Il Fantasma si nutre della musica e di ogni sua espressione , il Fantasma vive per la musica : essa è la fonte della sua ispirazione e Christine ne è  la manifestazione nella realtà, e come tale non è perfetta e ogni idealizzazione che il Fantasma fa di lei è destinata a non durare a lungo. La musica non è di questo mondo, ci dimora spesso ma, nonostante ciò, non gli apparterrà mai del tutto…Il Fantasma è l’ Angelo della musica ma è anche Erik, un uomo, e come tale è naturalmente attratto dalle illusioni e contemporaneamente diretto verso l’inevitabile fallimento. Concediamo alla nostra mente di ascoltare qualcosa di diverso dal suono dei nostri continui pensieri, lasciamo che le parole ci suggeriscano le note..Nel palco numero 5 le pareti cantano….

Immagine ” La piccola Lotte pensava a tutto e non pensava a niente. Uccello estivo, planava nei raggi dorati del sole, portando sui suoi boccoli biondi la sua corona primaverile. La sua anima era limpida e azzurra come il suo sguardo. Coccolava sua madre, era fedele alla sua bambola, aveva gran cura del suo vestito, delle sue scarpe rosse e del suo violino, ma amava sopra ogni cosa addormentarsi ascoltando l’ Angelo della musica.”

 

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” E allora la voce, la Voce che avevo riconosciuto sotto la maschera, che non aveva potuto nascondermela, era là in ginocchio davanti a me: un uomo !”

“Smisi perfino di pensare all’orribile situazione in cui mi trovavo, non chiesi nemmeno che cosa ne sarebbe stato di me e qual era il progetto oscuro e freddamente tirannico che mi aveva condotto in quel salone, come si conduce un prigioniero in una cella, una schiava in un harem…eccola la Voce: un uomo!”

“E’ vero Christine…non sono nè angelo, nè genio, nè fantasma…sono Erik!”.

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“La vicinanza di un simile compagno, invece di annichilirmi, mi ispirava un magnifico terrore.. Quanto a lui, la sua voce era tuonante, la sua anima vendicativa si avventava su ogni nota e ne aumentava terribilmente la potenza. L’amore, la gelosia, l’odio, esplodevano attorno a noi in grida strazianti…Era Otello in carne ed ossa. credetti che stesse per picchiarmi, che sarei caduta sotto i suoi colpi…eppure non tentavo alcun movimento per sfuggirgli, per evitare il suo furore…Al contrario, mi avvicinai a lui, attratta, incantata, trovando un fascino nella morte al centro di una simile passione.; ma, prima di morire, volevo conoscere, per catturarne la sublime immagine nel mio ultimo sguardo, quegli sconosciuti lineamenti che il fuoco dell’arte eterna doveva trasfigurare. Volevo vedere il viso della Voce e , istintivamente, con un gesto che non riuscii a controllare, giacchè non ero più in me, le mie dita strapparono la maschera…”

“Impara che sono fatto interamente di morte!… che è un cadavere quello che ti ama, ti adora e che non ti lascerà mai più…Insensata, folle Christine, che hai voluto vedermi…quando nemmeno mio padre mi ha visto, quando mia madre, per non vedermi più, mi ha fatto dono della mia prima maschera!”.

“…il suo Don Giovanni trionfante sulle prime non mi sembrò altro che un lingo, terribile e magnifico singhiozzo in cui il povero Erik aveva messo tutta la sua maledetta infelicità…. Mi accompagnava lungo le varie stazioni del martirio; mi faceva entrare in tutti i recessi dell’abisso, l’abisso abitato dall’uomo brutto; mi mostrava Erik che urtava la sua povera e spaventosa testa contro le funebri pareti di quell’inferno, rifuggendo laggiù, per non spaventarli, gli sguardi degli uomini.”

“Erik” esclamai, ” mostratemi il vostro viso, senza paura. vi giuro che siete il più doloroso e il più sublime tra gli uomini, e se Christine Daaé guardandovi dovesse tremare, sarà soltanto perchè pensa allo splendore del vostro genio”. Allora Erik si girò, perchè mi credette, e anch’io, ahimè!…. avevo fiducia in me…levò verso il Destino le sue mani liberate e cadde alle mie ginocchia pronunciando parole d’amore… Parole d’amore sulla bocca di u morto…e la musica aveva taciuto… Abbracciava i lembi della mia veste; non vide che avevo gli occhi chiusi.”

 

the_phantom_of_the_opera_by_masterrein-d5257za “…. ho sentito le sue lacrime colare sulla mia fronte!…erano calde, erano dolci! le sue lacrime coprivano tutta la mia maschera! si mescolavano alle mie nei miei occhi!..colavano fino alla mia bocca…le sue lacrime su di me!…Ho strappato la mia maschera per non perdere una sola delle sue lacrime… e lei non è fuggita!…. Non è morta! è rimasta viva, a piangere…su di me… con me…Abbiamo pianto insieme !…Signore del cielo!…. Mi avete fatto dono di tutta la felicità di questo mondo!”.

Peter e Wendy

 

 

bedford-francis-peter-pan-flew-in-1237426“Tutti i bambini, tranne uno, crescono. Ci mettono poco a capirlo, e Wendy lo capì così: un giorno, quando aveva due anni, mentre stava giocando in giardino, colse un fiore e corse a mostrarlo a sua madre. In quel momento doveva essere molto graziosa, perchè Mrs Darling si mise una mano sul cuore ed esclamò: “Oh perchè non puoi restare così per sempre?” Questo fu tutto ciò che si dissero sull’argomento, ma in quel momento Wendy capì che sarebbe cresciuta. Tutti, a due anni, impariamo questa cosa. I due anni sono l’inizio della fine.”

Molto spesso quelle che vengono considerate “storie per bambini” nascondono più di quanto si possa immaginare…l’unica cosa che possiamo fare è non fermarci a ciò che raccontano; andare oltre la favola vuol dire leggerla in età adulta e sorprendersi di quanto in realtà sia perfettamente adatta alla nostra età. Ci sono immagini dietro alle parole di una fiaba che i bambini non riescono a vedere, ci sono piccoli regali dentro una fiaba che solo gli adulti hanno la possibilità di aprire…se solo pavessero il coraggio di provarci. Peter e Wendy è il secondo romanzo di James Matthew Barrie in cui compare la figura di Peter Pan, dopo The Little White Bird, e ancora una volta penso che il miglior modo per capirlo sia non provare in alcun modo di analizzarlo e lasciare che i significati nascosti rimangano tali perchè sono il mistero e l’immaginazione gli elementi principali dei sogni…e Peter Pan non è altro che questo: un sogno che non vuole interrompersi, una speranza che non si arrende alla realtà, un ultimo tentativo per un mondo migliore. Quindi, almeno per un pò, lasciamo da parte ciò che siamo, ricordiamo come era bello vedere le cose per la prima volta, stupirsi di come fosse difficile tenere gli occhi aperti guardando il sole e solo per un momento apriamo il cassetto dei nostri desideri e lasciamoli liberi.

 

tumblr_mauzxlYmMk1r29jt9o1_500Peter volava molto più velocemente di loro e, all’improvviso, spariva dalla circolazione, diretto verso nuove avventure cui loro non prendevano parte. Poi tornava in picchiata, ridendo di qualche storiella spiritosa che aveva raccontato ad una stella, anche se non ricordava più qual era, oppure tornava con qualche squama di sirena addosso, e anche in questo caso non riusciva a ricordare cosa fosse successo. Era una cosa piuttosto irritante per dei bambini che non avevano mai visto una sirena in vita loro. ” E se dimentica le sue avventure così velocemente”, argomentò Wendy, ” quanto credete che ci metterà a dimenticarsi di noi?”. A dire il vero, quando tornava dalle sue avventure, spesso non si ricordava di loro, almeno non bene. Wendy ne era certa: si accorgeva che il ricordo gli affiorava nella mente poco prima che li superasse senza neanche fermarsi. Una volta dovette anche chiamarlo a gran voce. “Sono Wendy ” aveva detto terrorizzata. Peter era costernato. ” Wendy, ogniqualvolta ti accorgi che ti sto dimenticando, devi dirmi: ” Sono Wendy”, e allora ti riconoscerò”.

 

04+Peter+and+Wendy+-+F+D+Bedford+-+1911” La differenza tra Peter e i bambini era che, mentre questi sapevano distinguere la realtà dalla finzione, per Peter finzione e realtà erano la stessa identica cosa. Tutto ciò a volte preoccupava i bambini, come quando dovevano far finta di avere già cenato.”

” Se strizzate gli occhi e siete fortunati, potreste avere la ventura di scorgere una macchia informe, di un delicato azzurro pallido, sospesa nell’oscurità. Se li strizzate con più forza, la chiazza comincerà a prendere forma e il colore si farà così vivido che , sforzandovi ancor di più, lo vedrete farsi rosso come il fuoco. Ma un attimo prima che diventi rosso come il fuoco, vedrete apparire la Laguna. Sulla terraferma è questo l’unico momento paradisiaco. Se potessimo avere a nostra disposizione un secondo momento, riusciremmo a vedere le onde spumeggianti e le sirene che cantano.”

 

10 Peter and Wendy - F D Bedford - 1911“Alcuni tra i più grandi eroi di tutti i tempi hanno confessato di aver sentito una stretta allo stomaco, prima di affrontare una battaglia. Non avrei difficoltà ad ammetterlo se fosse successo anche a Peter. Peter, però, invece della stretta allo stomaco, sentì una sensazione di felicità. Digrignò i suopi dentini da latte per la gioia. Svelto come il pensiero, sfilò il coltello dal cinturone di Uncino, ma quando stava per mandare a segno il colpo, si accorse di essere più in alto rispetto al suo avversario. Non sarebbe stato un combattimento alla pari, e così allungò una mano per aiutare il pirata a salire. Fu allora che Uncino lo morse. Ciò che sbalordì Peter non fu il morso, ma la mancanza di lealtà. Impotente, poteva solo  fissarlo inorridito. E’ così che reagisce ogni bambino quando subisce per la prima volta un’ingiustizia. Pensa che la vostra lealtà gli spetti di diritto, e quando vi comportate slealmente, egli continuerà a volervi bene ma non sarà più lo stesso bambino di prima. Nessun bambino dimentica la prima ingiustizia subita. Nessuno, tranne Peter. Peter l’ha incontrata spesso e l’ha sempre dimenticata. Suppongo sia questa la grande differenza tra lui e gli altri bambini. “

” Benchè Peter non fosse come gli altri bambini, anch’egli alla fine cominciò ad avere paura. Il suo corpo fu scosso da un brivido, come un increspatura nel mare; ma sul mare a un’increspatura ne segue una seconda, e poi una terza finchè se ne formano un centinaio. Peter, invece, sentì solo un brivido. Un momento più tardi era di nuovo in piedi, con quel suo sorriso sulle labbra e un tamburo che gli rullava nel petto: ” Morire sarà una grande e straordinaria avventura” disse.”

 

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“…Peter era sprofondato in un sogno senza sogni. Un braccio che penzolava dal letto, una gamba piegata e una risata incompiuta ancora sulla bocca, che era rimasta aperta e mostrava i dentini da latte splendenti come piccole perle. Uncino lo sorprese così, indifeso. Rimase immobile ai piedi dell’albero a fissare il suo nemico. Nessun sentimento di compassione disturbò il suo animo cupo? quest’ uomo non era del tutto malvagio. Amava i fiori e le dolci melodie. E poi, ammettiamolo con tutta franchezza, la natura idilliaca di quella scena lo commosse profondamente.Vinto dalla parte migliore di se stesso, pur con qualche riluttanza, sarebbe tornato di sopra, se non fosse stato per un particolare. Quel che lo infastidì fu l’aria irriverente di Peter in quell’occasione…Era la personificazione stessa dell’arroganza, e questo non poteva non ferire profondamente un animo predisposto alle offese come quello di Uncino. il cuore di Uncino si indurì. Se la rabbia l’avesse sgretolato in centinaia di pezzi, ognuno di essi, incurante dell’accaduto, si sarebbe scagliato contro Peter Pan.”

“…quando Mrs Darling tornò nella cameretta per controllare che il marito si fosse addormentato, tutti i lettini erano occupati. I ragazzi attesero il suo grido di gioia, ma il grido non venne…Vedete, in sogno li aveva visti così tante volte nei loro letti che pensò di sognare ancora. “Mamma!” esclamò Wendy….”Mamma!”, urlò Michael. L’aveva finalmente riconosciuta…e tese le braccia verso i tre piccoli egoisti che credeva non avrebbe mai più abbracciato. E invece li abbracciò eccome, Wendy, John e Michael, che erano saltati giù dal letto e le erano corsi incontro….Non avrebbe potuto esserci scena più deliziosa, ma non c’era nessuno a guardare, eccezion fatta per un bambino che li spiava dalla finestra. Quel bambino conosceva estasi meravigliose che gli altri bambini non potevano nenache immaginare, ma in quel momento stava guardando dalla finestra l’unica gioia dalla quale sarebbe stato escluso per sempre.”

 

 

The Little White Bird

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“La Serpentina inizia qui vicino. E’ un incantevole lago e c’è una foresta sommersa nel fondo. Se tu sbirci dalla riva puoi vedere gli alberi che crescono al contrario e si dice che di notte vi siano anche stelle sommerse nel fondo. Se è vero, Peter Pan le vede quando voleggia attraverso il lago nel suo nido di Tordo. Solo una piccola parte della Serpentina è nei Giardini, perchè subito passa sotto un ponticello fin dovec’è l’isola, che è poi quella dove nascono gli uccelli che diventeranno bambini e bambine. Nessun essere che sia umano, escluso Peter Pan ( e lui è umano solo a metà) può approdare all’isola, ma puoi scrivere cosa vuoi (maschio o femmina, bruno o biondo) su un pezzo di carta, farne una barchetta, lasciarla scivolare sull’acqua: raggiungerà l’isola di Peter Pan appena farà buio.”

Mi sono chiesta molte volte quale sia il modo giusto per raccontare un libro e sono arrivata alla conclusione che non lo si può fare, per quanto ci si sforzi con le parole a riassumere, a reinterpretare, a spiegare ciò che l’autore voleva dire con una certa frase o particolare espressione, ad esprimere ciò che si è provato a leggere un passaggio, ciò che ci ha lasciato un pensiero, non si riuscirà mai a trasmettere niente più che qualche nozione o qualche cenno di assenso….Così lascerò che il libro spieghi se stesso, lascerò che ognuno trovi ciò che inconsapevolmente stava cercando e capisca ciò che vuole sentirsi dire, perchè un libro è una valvola di sfogo che ti permette di sentire ciò che vuoi, non c’è interpretazione giusta o sbagliata e all’ultima pagina non c’è nessuno pronto a giudicarti, è immergersi nell’immaginazione, è concedersi un tuffo nell’eterno mare dell’illusione. Inizio quindi con The Little White Bird di James Matthew Barrie: non c’è libro più adatto per usare la fantasia e un pò di quell’ingenuità che tendiamo a perdere ogni giorno che passa….

“Talvolta il ragazzino che mi chiama padre mi porta un invito: ” Mi farà molto piacere se vorrete venire a farmi visita” mi manda a dire sua madre, e io, sempre, rifiuto. E se David me ne chiede il motivo, gli spiego che è perchè non ho alcun desiderio di incontrarla. “Venite questa volta, padre” ha insistito qualche giorno fa, “perchè è il suo compleanno, ne compie ventisei” ed è un età così grande per David ! Forse lui crede che sia ormai vecchia. ” Ne ha ventisei, David? Dille che ne dimostra di più.”

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“Quindi Mary ha ventisei anni! Penso proprio che stia invecchiando. Dille che verrò a salutarla quando ne avrà conquantadue.”

“Glielo disse e capii che finse anche di essere indignata. Quando la incrocio per strada, ora, tiene il broncio. Preparandosi, chiaramente, per il nostro incontro. Ha anche detto, io so, che non mi piacerà poi così tanto quando avrà cinquantadue anni, intendenso che non sarà più così graziosa allora. Ne sa così poco della bellezza il gentil sesso! Di certo un’anziana signora piena di vivacità è la visione più bella del mondo. Da parte mia, confesso, sono loro e non le giovani, che sono state sempre la mia rovina. Proprio quando stavo per innamorarmi di qualche ragazza, improvvisamente scoprivo di preferire la madre. In effetti non riesco a prendere in considerazione una piacevole giovane creatura senza valutare con impazienza le sue possibilità di. poniamo, cinquantaduenne. Oh voi misteriose ragazze, quando avrete cinquantadue anni vi scoveremo! Allora dovrete uscire allo scoperto. Se la bocca ha preso una piega amara la colpa è vostra: tutte le meschinità che la giovinezza ha celato appariranno sul vostro volto. Ma appariranno anche i pensieri sereni, il fare amabile, e la dimenticata gentilezza, per fiorire nel vostro tramonto come primule della sera”.

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” Conosco una ragazza adorabile, graziosa, ma sempre imbronciata. Spesso qualcuno attorno a lei la supplica di essere allegra, senza rendersi conto dove stia il suo eroismo. Di natura sarebbe la più spensierata delle fanciulle, ma poichè da sempre scruta il suo volto allo specchio, ha imparato presto che il malumore le si addice, e così ha lottato e ha vittoriosamente ottenuto il suo broncio continuo.”

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“…Peter esiste da un tempo lunghissimo, ma ha sempre la stessa età, così tutta la faccenda importa poco alla fine. La sua età è una settimana e sebbene sia nato tanto tempo fa non ha mai fatto un solo compleanno, nè c’è la più piccola probabilità che ne faccia uno. La ragione è che sfuggì dalla possibilità di essere un umano quando aveva sette giorni; se ne andò dalla finestra e tornò in volo ai Giardini di Kensinghton. Il fatto di crederlo l’unico bambino che abbia mai voluto fuggire dimostra come tu abbia completamente dimenticato come eri e cosa pensavi nei tuoi primi giorni di vita.”

” Bene, Peter Pan se ne andò dalla finestra, che non aveva sbarre. Stando sul davanzale poteva vedere gli alberi in lontananza che erano senza dubbio gli alberi dei Giardini di Kensinghton. Nel momento stesso in cui li vide dimenticò completamente di essere un bambino in camicia da notte e volò lontano, sopra le case fino ai Giardini. E’ straordinario che lui potesse volare senza ali, ma il punto dietro le spalle pizzicava da matti e , forse, tutti noi saremmo capaci di volare se solo avessimo piena e totale fede nella nostra capacità di farlo, come la ebbe Peter pan quella sera.”

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“La ragione per cui gli uccelli sanno volare e noi no è semplicemente che loro hanno la perfetta fede e avere fede è avere le ali”

 

“Guarda la tua camicina da notte, se non mi credi” disse Salomome, e Peter guardò con occhi sbarrati prima la camicina da notte e dopo gli uccelli addormentati. Nessuno indossava alcunchè. ” Quante delle tue estremità sono zampe?” disse Salomone con un pò di crudeltà e Peter vide, con costernazione, che aveva solo mani e piedi. ” Arruffa le tue piume” disse quel crudele vecchio Salomone e Peter tentò con disperato impegno di arruffare le sue piume ma non ne aveva. Allora si alzò tremando, e per la prima volta da quando era stato sul davanzale della finestra, si ricordò di una signora che lo aveva amato tanto. “Penso che tornerò dalla mamma” disse incerto. “Arrivederci” rispose Salomone il Corvo con uno sguardo ambiguo. Ma Peter esitava. ” Perchè non vai?” chiese il vecchio. ” Immagino”, disse Peter cupamente ” immagino di poter ancora volare no?” Vedi, aveva perso la fede.

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“E’ terribilmente difficile avere notizie a proposito delle fate e quasi l’unica cosa che si sa per certa è che ci sono fate dove ci sono bambini.”

” Una delle grandi differenze tra le fate e noi è che loro non fanno mai nulla di veramente utile. Quando il primo bambino rise, la sua risata si ruppe in milioni di pezzi e si sparsero saltellando ovunque. Questo fu l’inizio delle fate.”

“Ogni notte, le fate costruiscono la casetta allo scopo di dare ospitalità a un umano eventualmente perso nei Giardini. Peter guida i plotoni alla ricerca dei Perduti e, se ne trova, li porta alla casetta caricandoli sulla capra e quando si svegliano ed escono possono finalmente vederla.”

“Ma tu non devi pensare che, per il semplice fatto che da qualche parte tra gli alberi la casetta brilli, sia sicuro restare ai giardini dopo l’ ora della chiusura. Se degli esseri malvagi tra le fate sono fuori di notte, certamente cercheranno di farti del male e anche se non sono così malvagi, puoi morire di freddo e nell’oscurità prima che Peter abbia finito i giro. A volte arriva troppo tardi e quando se ne rende conto torna al nido di tordo a prendere la paletta, e scava una tomba per il bambino ed erige una piccola pietra tombale e incide su di essa le iniziali della povera cosa. Fa tutto subito perchè pensa che un bambino vero farebbe così e tu avrai notato le piccole pietre piatte e il fatto che sono sempre due insieme. le mette a due a due perchè danno meno l’idea della solitudine.”

Ascoltami..

Se adesso fosse domani…

se un giorno fosse una vita…

se il sole non sorgesse più…

se moriamo per continuare a vivere…

se un sogno non fosse solo illusione…

se fossimo solo parte di un ricordo…

se la semplicità fosse egoismo…

se la malvagità fosse la risposta…

se gli specchi riflettessero l’anima…

se gli occhi potessero ingannare…

se esistesse davvero una rosa senza spine…

se in tutti i luoghi della terra la luna non fosse la stessa…

se la pioggia lavasse via il sangue di ogni ferita…

se una sola canzone potesse essere la colonna sonora della tua vita…

se il tempo cancellasse i ricordi…

se quello che sembra il problema fosse la soluzione…

se ci fosse un modo per tornare indietro…

se la realtà fosse soggettiva…

se quella che consideriamo fine fosse solo l’inizio…

se la giustizia la facessero gli uomini…

se esserci adesso volesse dire esserci per sempre…

se il bene fosse nascosto nel male…

se gli animali fossero l’evoluzione dell’uomo…

se un quadro potesse rappresentare le intenzioni del suo autore…

se ci fosse un modo per essere completi anche senza anima…

se la morte non fosse l’unica fine possibile…

se facessimo parte di un film…

se non avessi mai sbagliato…

forse sarebbe tutto migliore….Or maybe not.