Sirene: un viaggio fantastico da Scilla e Cariddi all’Isola che non c’è

In un mondo come il nostro, che tende a spingerci ogni giorno verso il baratro della routine e del dovere, facendoci dimenticare persino che siamo vivi, è necessario trovare qualcosa che riesca a farci evadere verso realtà diverse. L’unico modo che abbiamo per farlo è attraverso una cosa che troppo spesso teniamo chiusa nel cassetto, ovvero la fantasia. La fantasia e l’immaginazione sono le uniche cose gratis in grado di renderci felici, seppur in modo temporaneo.

Ed è inevitabile che, nella nostra realtà, dove ciò che non si paga è visto con sospetto, le persone abbiano messo da parte l’immaginazione per fare spazio a false promesse di felicità ben incartate e pubblicizzate: si preferisce un gioco alienante su uno smartphone a una storia di cui potenzialmente potresti decidere trama e colpi di scena. E’ più facile affidarsi completamente a un qualcosa che un altro ha deciso che va bene per te, piuttosto che prenderci la briga di crearci il nostro attimo di svago da zero.
Ma va bene così, perché è in questo contesto così arido e automatizzato che mi inserisco io. Anche se le storie non vanno più di moda, sono sicura che la curiosità faccia ancora l’uomo ladro e questo mi basta per sentirmi in diritto di parlare di uno dei più antichi e affascinanti miti di sempre: il mito delle sirene.

LE SIRENE NELL’ANTICHITA’

I primi a parlare di questi esseri fantastici sono stati gli Assiri (intorno al 1000 a. C), con la leggenda della dea-luna Atargatis, mezza donna e mezza pesce, madre della regina assira Semiramide. Gli Assiri credevano che il sole e la luna si tuffassero nel mare alla fine dei loro viaggi attraverso il cielo e, dunque, era più che normale che avessero un corpo che permettesse loro di vivere sia fuori sia dentro l’acqua. La dea Altargatis era innamorata di un semplice mortale, ma lo uccise involontariamente. Vergognandosi dell’omicidio commesso, saltò in acqua trasformandosi in una sirena.

“E’ donna per metà della sua lunghezza; ma l’altra metà, dalle cosce ai piedi, si dilunga in una coda di pesce”.– Luciano di Samosata, De Dea Syria Parte 2, Capitolo 14

Nell’antica tradizione greca, invece, prima di essere note come creature marine le sirene erano immaginate come metà donne e metà uccelli. L’origine letteraria del termine sirena arriva dall’ Odissea di Omero, nella quale, queste creature vengono presentate come delle ‘guardiane’ cantatrici di un’isola, a ridosso di Scilla e Cariddi. Nell’ episodio tratto dal racconto greco le sirene attiravano i marinai con il loro canto per farli naufragare sugli scogli, pronte a rapirli e a divorarli.

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“Avvicinati dunque, glorioso Odisseo, grande vanto dei Danai, ferma la nave, ascolta la nostra voce. Nessuno mai è passato di qui con la sua nave nera senza ascoltare il nostro canto dolcissimo: ed è poi ritornato più lieto e più saggio. Noi tutto sappiamo, quello che nella vasta terra troiana patirono Argivi e Troiani per volere dei numi. Tutto sappiamo quello che avviene sulla terra feconda.”Odissea, canto XII.

Si dice che Omero avesse descritto il loro aspetto fisico basandosi su una nozione già consolidata con le avventure di Giasone e degli Argonauti. In questo racconto le sirene avrebbero avuto invece il compito di consolare le anime dei defunti accompagnandole, con il loro canto, nell’Ade.

“Le sirene lo stregano con il loro canto soave, sedute sul prato; intorno hanno cumuli d’ossa di uomini imputriditi, dalla carne disfatta”- le sirene spiegate da Circe a Ulisse.

LE SIRENE IN ORIENTE

Nel lontano oriente, le sirene erano le mogli dei potenti draghi del mare, sicure messaggere tra i loro sposi e l’imperatore sulla terra.

Le ningyo invece sono le sirene del Giappone. Secondo la mitologia  non sarebbero fanciulle affascinanti dalla coda di pesce come le leggendarie sirene della cultura occidentale, bensì esseri orribili e terrificanti: pesci con un viso umano e spesso corna o altri particolari diabolici, oppure creature più simili a scimmie con  corpo e denti da pesce, squame dorate e brillanti e la voce simile a quella delle allodole. Si dice inoltre che fossero famose per le loro carni, profumate, deliziose e con l’incredibile capacità di allungare la vita o addirittura donare immortalità. Il momento ideale per la cattura sarebbe prima delle tempeste.

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Le antiche scritture giapponesi raccontano che nel XVII secolo, a Wakasa, un pescatore notò una sirena appoggiata ad uno scoglio e la uccise. Nel ritorno verso riva però, colto forse dal senso di colpa, la rigettò in mare. Dal quel giorno, per diciassette giorni, una terribile tempesta sconvolse la costa, seguita da un violento terremoto, che aprendo una voragine nel terreno, risucchiò la città di Ootomi. Molti credono che l’evento fosse una punizione scagliata dal Dio del Mare.

LE SIRENE NELLE ISOLE BRITANNICHE

Nelle mitologie anglosassoni e norrene, la sirena viene invece assimilata ad altre figure come ad esempio ninfe e spiriti acquatici.ninfe

«Come una donna fino alla vita, lemani lunghe e i capelli morbidi, il collo e la testa a tutti gli effetti come quelli di un essere umano. Le mani sembrano lunghe e le dita non sono separate, ma unite in una rete come quella sui piedi degli uccelli acquatici. Dalla vita in giù questo mostro sembra un pesce, con scaglie, coda e pinne. Si mostra soprattutto prima di forti temporali.  Quando i marinai la vedono giocare con i pesci o gettarli verso la nave, temono di essere condannati a perdere diversi membri dell’equipaggio, ma quando getta il pesce dalle imbarcazioni i marinai lo prendono come il buon auspicio che non soffriranno perdite nella tempesta in corso. Questo mostro ha una faccia orribile, con ampia fronte e gli occhi penetranti, una bocca larga e il doppio mento».– dallo Speculum Regale.

Nella mitologia scozzese Ceasg è una sirena dalla coda di salmone che, se catturata, in cambio della libertà esaudisce tre desideri. Tuttavia chi se ne innamora è destinato a disperdersi nelle profondità marine

Con l’avvento del cristianesimo la leggenda delle sirene si adeguò ai tempi. Nacque la versione della sirena che desiderava avere un’anima ma che, per conquistarsela, doveva promettere di vivere sulla terra rinunciando al mare. La promessa, impossibile da mantenere, condannava le sirene a una perpetua e infelice lotta con se stesse.

pirati dei caraibiSecondo una storia del VI secolo d. C., una sirena si recava tutti i giorni da un monaco di Iona, un’isoletta scozzese. Pregava con lui perché Dio le concedesse un’anima e la forza di lasciare il mare. Nonostante la sincerità del suo desiderio e il suo amore per il monaco, la sirena fu incapace di rinunciare al mare. Le lacrime che pianse abbandonando l’isola si trasformarono in sassi e, ancora oggi, le pietre verdi della costa di Iona si chiamano “lacrime di sirena”.

Una piccola curiosità: questa leggenda è stata ripresa anche nel quarto capitolo di “Pirati dei Caraibi”-Oltre ai confini del mare.

LE SIRENE NEL FOLKLORE SLAVO

Le Rusalki sono la controparte slava delle sirene:  erano le anime di giovani donne suicide, morte per annegamento o uccise nei pressi di laghi e fiumi, spesso dai loro amanti o dalle loro madri. Tornavano poi a infestare il luogo in cui erano morte, ma non avevano un carattere malvagio. Se la loro morte veniva vendicata, potevano trovare finalmente la pace e scomparivano. Ma potevano diventare Rusalki anche donne che di notte si imbattevano in un corteo di queste creature leggendarie. In questo caso non potevano più tornare a casa e il mattino dopo la loro famiglia trovava una ghirlanda di fiori nei pressi della casa.

AVVISTAMENTI CELEBRI E LE SIRENE NELLA LETTERATURA

Esistono molte altre storie di uomini venuti in contatto con le sirene.

1493: Cristoforo Colombo vede tre sirene saltare in mare. Colombo scrisse nel diario della sua nave: «non erano così belle come vengono dipinte, anche se in qualche misura hanno un aspetto di un uomo in volto».

1590: William Shakespeare scrive nell’opera “Sogno di una notte di mezza estate“:

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«Appressati, Puck. Tu certo ben ricordi quando dalla cima d’un alto scoglio udii una sirena assisa sul dorso di un delfino la quale effondeva nell’aria tanto soavi ed armoniosi accenti che il rude mare s’ingentilì al suo canto, e alcune stelle, impazzite fuori balzaron dalle sfere per ascoltare la melodia dell’equorea fanciulla marina».

1614: il capitano John Smith, conosciuto soprattutto per Pocahontas, vide una sirena al largo della costa del Massachusetts e scrisse:

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«La parte superiore del suo corpo è perfettamente simile a quello di una donna e stava nuotando con tutta la possibile grazia vicino alla riva». Aveva «grandi occhi un po’ troppo rotondi, un naso finemente formato (un po’ troppo corto), orecchie ben fatte, un po’ lunghe e i suoi lunghi capelli verdi le impartivano un carattere curioso tutt’altro che poco attraente».

1836: Hans Christian Andersen scrive la fiaba della “Sirenetta“, ben diversa da come narrata dalla Disney. La sirenetta infatti si serve del principe poiché l’unico modo che ha di avere un’anima immortale come quella degli uomini è sposare un uomo; le condizioni che la strega del mare le pone all’avverarsi del suo desiderio inoltre sono tutt’altro che disneyane, infatti:

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“A ogni passo che farai, sarà come se camminassi su un coltello appuntito, e il tuo sangue scorrerà. Una volta che ti sarai trasformata in donna, non potrai mai più ritornare a essere una sirena! Non potrai più discendere nel mare dalle tue sorelle. E se lui sposerà un’altra, il primo mattino dopo il matrimonio il tuo cuore si spezzerà e tu diventerai schiuma dell’acqua!”

E, dato che il principe alla fine sposa davvero un’altra donna, per salvarsi è costretta a compiere una vera e propria strage (che certamente non poteva far parte del cartone animato):

“Prima che sorga il sole devi infilzarlo nel cuore del principe; quando il suo caldo sangue bagnerà i tuoi piedi, questi riformeranno una coda di pesce e tu ridiventerai una sirena e potrai gettarti in acqua con noi e vivere i tuoi trecento anni prima di morire e diventare schiuma salata.”

 1911: Infine, uno dei miei autori preferiti, J.M.Barrie, descrive così il momento in cui appaiono le sirene, nella laguna della sua Isola che non c’è, nel libro Peter e Wendy:

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” Se strizzate gli occhi e siete fortunati, potreste avere la ventura di scorgere una macchia informe, di un delicato azzurro pallido, sospesa nell’ oscurità. Se li strizzate con più forza, la chiazza comincerà a prendere forma e il colore si farà così vivido che , sforzandovi ancor di più, lo vedrete farsi rosso come il fuoco. Ma un attimo prima che diventi rosso come il fuoco, vedrete apparire la Laguna. Sulla terraferma è questo l’unico momento paradisiaco. Se potessimo avere a nostra disposizione un secondo momento, riusciremmo a vedere le onde spumeggianti e le sirene che cantano.”

Per altri articoli e info…

Il Signore delle Mosche

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“Te ne sei accorto, no?

Jack posò la lancia e si accovacciò per terra.

“Di che cosa?”

“ eh…che hanno paura”.

Si rigirò e guardò la faccia sporca e feroce di Jack.

“ Hai visto come vanno le cose. Hanno dei sogni. Si fanno sentire. Sei mai stato sveglio, di notte?”

Jack scosse il capo.

“Parlano e gridano. I piccoli. Anche qualcuno degli altri. Come se…”

“Come se l’isola non fosse magnifica”.

 Ho profondamente odiato questo libro: l’ho odiato quando sono stata obbligata a leggerne alcuni passaggi per la scuola e l’ho odiato di nuovo quando, spinta da non so quale istinto indecifrabile, ho deciso di comprarlo e leggerlo interamente. Ho pensato e ripensato a quali fossero quegli elementi che me lo rendessero così insopportabile e, mentre provavo, con scarsi risultati, a stendere una lista dei suoi aspetti negativi, sono arrivata alla conclusione che non ci sono particolari scene o fattori che me lo hanno reso intollerabile: l’ho odiato proprio nell’insieme.

E probabilmente questo è anche il suo obiettivo: ti mette davanti ad una realtà senza speranza, ad un’umanità che si lascia sopraffare, ti dice non solo che il singolo, quando si trova nel gruppo, non avrà alcuna possibilità di imporre il suo volere, ma non proverà neanche ad avanzare la sua individualità, ti mostra che, in una situazione di sopravvivenza, l’uomo, chiunque esso sia, anche un bambino, metterà sempre la propria vita, il proprio benessere davanti a tutto, non si farà scrupoli di uccidere, se ciò significherà salvare se stesso.

E’ un libro che non ci consegna nessun messaggio di speranza: siamo tutti uguali, la bestia si nasconde in ognuno di noi, si nasconde dietro la vita di tutti giorni e le facili conquiste e aspetta solo la prima buona occasione, il primo momento di difficoltà, per manifestarsi. Nascondiamo la bestia ogni giorno, ogni momento, pensando di essere immuni al suo fascino e alla sua influenza, pensiamo di esserne i padroni, ci illudiamo di saperla dominare, ma in realtà è lei che ci domina, ci uccide giorno dopo giorno, lentamente, così che non siamo in grado di accorgerci di niente; finché un bel giorno non ci rimane più niente, siamo in tutto e per tutto la bestia, e non c’è possibilità di tornare indietro….

Questo è quello che non sono stata in grado di sopportare: una visione di inevitabile fallimento, a cui va incontro ogni essere umano, la più completa mancanza di fiducia nel singolo e nella coscienza individuale, ma soprattutto, ciò che proprio non riesco a sostenere è  quella fastidiosissima vocina, a cui cerco di non dare ascolto, che, incessante, mi bisbiglia che potrebbe davvero essere così….

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“ L’ avevano già immaginato, che quella era un’isola: mentre si arrampicavano tra le rocce rosa, col mare sui due lati, nell’aria cristallina dell’altura, avevano capito per istinto che il mare li circondava. Ma per dire l’ultima parola aspettarono, come era giusto, di essere sulla cima, e di vedere un orizzonte d’acqua tutto in giro. Ralph si volse gli altri. “E’ tutta per noi”.

 “ Il silenzio della foresta era più opprimente del calore, e a quell’ora del giorno non c’era nemmeno il ronzio degli insetti. Solo quando Jack fece alzare un uccello variopinto da un primitivo nido di stecchi, il silenzio fu turbato, e un grido acuto, che sembrava venire dagli abissi del tempo, suscitò echi lunghissimi. Jack sbalzò lui stesso a quel grido, aspirando aria con un sibilo, e per un minuto più che un cacciatore fu un essere furtivo, scimmiesco, tra l’intrico degli alberi”.

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“Improvvisamente, mentre camminava lungo l’acqua, si sentì sopraffatto dallo stupore. Si accorse che cominciava a capire come fosse faticosa quella vita, nella quale ogni sentiero era nuovo, e una parte considerevole del tempo in cui si stava svegli si doveva passarla a guardarsi i piedi. Si fermò, osservando la sabbia, e ricordando la prima esplorazione entusiastica come se fosse parte di un’infanzia più bella, sorrise con scherno.”

 “ Ho convocato l’assemblea” disse Jack “ per un mucchio di cose. Prima di tutto, ormai lo sapete…abbiamo visto la bestia. Siamo andati su adagio adagio. Eravamo solo a pochi centimetri di distanza. La bestia si è tirata su e ci ha guardati. Non so che cosa faccia. Non sappiamo neanche cosa sia….”

“E’ una bestia che viene fuori dal mare….”

“Dal buio…”

“Dagli alberi..:”

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“Maurizio e Roberto infilzarono la carcassa, l’alzarono, e pronti a muoversi, i silenzio, in piedi sul sangue ormai secco, diedero intorno uno sguardo furtivo. Jack parlò ad alta voce:

“ Questa testa è per la bestia. E’ un dono.”

Il silenzio accettò il dono e li impaurì. La testa rimase lì, con gli occhi velati, con una specie di ghigno, col sangue che diventava nero tra i denti. Tutto d’un tratto si misero a correre, più in fretta che potevano, per la foresta, verso la spiaggia aperta.”

 “Non c’erano ombre sotto gli alberi, ma dappertutto una calma perlacea, e ciò ch’era reale sembrava un’illusione, qualcosa di vago. Il mucchio delle budella era un grumo nero di mosche che ronzavano come una sega. Dopo un po’ le mosche scoprirono Simone e, ormai sazie, si posarono lungo i suoi rivoletti di sudore, a bere. Gli fecero il solletico sotto le narici, gli saltellarono sulle cosce. Erano innumerevoli, nere e d’un verde iridescente; e di fronte a Simone il Signore delle Mosche ghignava, infilzato sul bastone. Alla fine Simone cedette e riaprì gli occhi: vide i denti bianchi, gli occhi velati, il sangue…e restò affascinato, riconoscendo qualcosa di antico, di inevitabile.”

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“Il cielo oscuro fu squarciato da una cicatrice bianco-azzurra. Un istante dopo il tuono si rovesciò su di loro come una frusta gigantesca. La cantilena salì di tono, freneticamente.

“Prendetelo! Ammazzatelo! Scannatelo!”

Ora dal terrore nasceva un altro desiderio, compatto, impellente, cieco.

“Prendetelo! Ammazzatelo! Scannatelo!”

Di nuovo balenò su di loro la cicatrice bianco-azzurra e proruppe l’esplosione sulfurea….

“La bestia! La bestia!”

Il cerchio diventò un ferro di cavallo. Qualcosa veniva fuori dalla foresta. Veniva avanti al buio, strisciando, non si capiva come. Gli strilli acuti che s’innalzavano davanti alla bestia erano pungenti come una ferita. La bestia entrò barcollando nel ferro di cavallo”.

 “ Subito la folla la inseguì, scese dalla roccia, balzò sulla bestia, strillò, colpì, morse, strappò. Non ci furono parole, solo una furia di denti e di unghie che laceravano.”

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“Dopo un po’ il mucchio si ruppe e si risolse in figure barcollanti che se ne andavano. Solo la bestia restò ferma, a pochi metri dal mare. Anche nella pioggia essi poterono vedere che la bestia era piccola, e già il suo sangue macchiava la sabbia.”

 “Sull’orlo interno della laguna, dove l’acqua era più bassa, quel chiarore che avanzava era pieno di strane forme che sembravano animali dal corpo fatto di raggi di luna e dagli occhi di fuoco”.

 “La grande onda della marea veniva avanti su tutta l’isola e l’acqua si alzava. Adagio adagio, circondato da una frangia di forme lucenti che sembravano indagare, il corpo morto di Simone, fatto d’argento anch’esso sotto le costellazioni tranquille, si mosse verso il mare aperto”.

“Ci sono degli adulti… dei grandi, con voi?”

Muto, Ralph scosse il capo. Si voltò un po’ indietro. Sulla spiaggia c’era un semicerchio di ragazzi immobili, dipinti a strisce di creta colorata, con bastoni aguzzi in mano: non facevano nessun rumore.

“Ve la spassate” disse l’ufficiale. Il fuoco raggiunse le palme lunga la spiaggia e le inghiottì fragorosamente. Una fiamma, che sembrava staccata, oscillò come un acrobata e lambì la cima delle palme della piattaforma. Il cielo era nero.

L’ufficiale sorrise allegramente a Ralph.

“Abbiamo visto il vostro fumo. Che cosa avete fatto? Una specie di guerra?”

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“Non avrete ammazzato nessuno, spero. Ci sono dei morti?”

“Solo due. E il mare li ha portati via.”

“Ora saltavano fuori degli altri ragazzi, alcuni dei quali molto piccoli, scuri, con le pance gonfie dei piccoli selvaggi.

Uno di essi venne vicino all’ufficiale e guardò in su.

“Io sono, io sono….”

Ma non venne fuori nient’altro. Percival Wemys Madison cercava nella sua memoria una formula magica che era svanita completamente

Stagioni Diverse: l’ Autunno dell’innocenza – Il Corpo (Stand by me)

Immagine“Questa è la cosa peggiore. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.”

Quando è che una cosa è considerata importante? Ciò che per me può essere ragione di vita, per qualcun altro non è nient’altro che un passatempo e quello che per me è indispensabile, per qualcun altro è una facile rinuncia. Chiedersi cosa gli altri pensino dell’importanza che diamo a certe cose, molte volte, fa si che queste vengano sminuite a tal punto da perdere quel valore così profondo che avevano per noi all’inizio.

Ma condividere un’idea, una speranza, una passione, un desiderio, un’esperienza o un segreto, porta tutta la cosa ad un livello superiore: non ci sei più solo tu, con la tua idea, la tua speranza, la tua passione, la tua volontà, la tua esperienza, il tuo segreto, contro tutto il resto il mondo che ti incita a dubitarne, adesso, accanto a te, c’è qualcuno che ti sprona a far crescere quell’idea, a coltivare quella speranza, a tenere viva quella passione, a inseguire quel desiderio, a raccontare quell’esperienza e ascolta, senza alcun tipo di  presunzione, quel segreto.

C’è tutto questo in “Stand by me”: un quadro in cui è dipinta l’amicizia più vera, che nonostante tutto è destinata a finire, in una cornice di ricordi che non si sbiadiranno mai e di piccole conquiste, la cui soddisfazione si ricorderà per sempre ma difficilmente si ripeterà.

Quello che mi ha sempre lasciato l’amaro in bocca è il fatto che non abbia un lieto fine. I quattro amici, con l’andare del tempo, si perdono di vista, tre muoiono giovani senza riuscire a soddisfare nessuno di quelli che erano i loro sogni d’infanzia, e uno diventa si uno scrittore, come voleva, ma ammette che ciò che scrive non suscita ammirazione, non piace a gran parte del pubblico: è di nuovo lui da solo che tenta disperatamente di esprimere il proprio punto di vista contro il mondo che non ha abbastanza tempo,voglia, pazienza, capacità di immedesimazione per capirlo.

Ma forse il bello di questa storia è proprio questo: è reale.

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“Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono le cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori.”

“Avevo dodici anni, quasi tredici, la prima volta che vidi un essere umano morto. Successo nel 1960, tanto tempo fa… anche se a volte non mi pare così lontano. Soprattutto la notte quando mi sveglio da quei sogni in cui la grandine cade nei suoi occhi aperti.”

 “ Impressioni diverse per persone diverse, dicono, ed è esatto. Così se vi dico estate, voi ricevete un insieme di immagini private, personali, che sono completamente differenti dalle mie. Regolare. Ma per me, estate significherà sempre correr lungo la strada verso il Florida Market con le monete che mi risuonano in tasca, la temperatura allegramente oltre i quaranta, i piedi nelle scarpe da tennis.”

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  “ Avevamo quasi raggiunto il ponte che porta la ferrovia dall’altra parte del fiume quando Teddy scoppiò a piangere. Fu come se una grande ondata interna di marea avesse schiantato un sistema accuratamente costruito di dighe mentali. Non esagero, fu altrettanto improvviso e altrettanto violento”.

 

“Sta a sentire, Teddy, che ti frega di quello che un vecchio sacco di merda come quello dice di tuo padre?…Questo non cambia niente no?”

“Teddy scosse la testa violentemente. Non cambiava niente. Ma sentirlo dire alla luce del sole, una cosa che doveva avergli girato all’infinito nella mente mentre lui era stesa a letto senza dormire e guardava la luna fuori contro su un vetro della finestra, una cosa a cui doveva aver pensato in quel suo modo lento e rotto finché non gli era parsa quasi una cosa sacra, cercare di darle un senso,, per poi doversi rendere conto che gli altri avevano liquidato suo padre semplicemente come un mentecatto…questo lo aveva steso. Ma non cambiava niente. Niente.”

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“Ci eravamo invitati al nostro funerale. Quest’ultimo pensiero ruppe la paralisi e scattai in piedi. Probabilmente a chi mi avesse visto sarei sembrato un pupazzo a molla di quelli che balzano fuori dalla scatola, ma a me diedi l’impressione di uno visto al rallentatore sott’acqua, che schizza su non per un metro e mezzo di aria ma attraverso centocinquanta metri di acqua, movendosi lentamente, movendosi con paurosa fiacchezza in mezzo all’acqua che si apre a fatica. Ma finalmente ruppi la superficie. Urlai “TRENO!”

“Credo che fu quel giorno che cominciai a capire un po’ come succede che un uomo diventa un temerario. Un paio di anni fa ho pagato venti dollari per vedere Evel Kneivel che tentava il salto sopra lo Snake River Canyon e mia moglie ne fu inorridita. Mi disse che se fossi nato nell’antica Roma sarei stato sempre nel Colosseo a piluccare grappoli d’uva e a guardare i leoni che sbudellavano i cristiani. Aveva torto… Non tirai fuori quei venti biglietti per guardare quell’uomo morire….ci andai per quelle ombre che sono sempre da qualche parte dietro i nostri occhi, per quello che Bruce Springsteen in una delle sue canzoni chiama le tenebre al limite del paese, e prima o poi credo che tutti vogliano sfidare quelle tenebre…”

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“ E sai una cosa Gordie? Per giugno prossimo saremo tutti divisi.”

“Che sai dicendo? Perché dovrebbe succedere una cosa del genere?”

“ Non è come le elementari, ecco perché. Tu sarai nei corsi di college. Io e Teddy e Vern saremo nei corsi professionali, a giocare a biglie con il resto dei ritardati, a fare posacenere e ripari per uccelli, Vern potrebbe addirittura dover andare al corso di recupero. Tu incontrerai un sacco di compagni nuovi, gente in gamba. E’ così che va, Gordie. E’ così che l’ hanno organizzata.”

 “Ti farei vedere io se fossi tuo padre!” disse con rabbia. “ Non te ne andresti in giro a cianciare di fare quegli stupidi corsi commerciali, se io fossi tuo padre! E’ come se Dio ti avesse dato qualcosa, tutte quelle storie che sai inventare, e ti dicesse: questo è quello che abbiamo per te ragazzo. Cerca di non perderlo. Ma i ragazzi perdono tutto se non c’è qualcuno che li tiene d’occhio, e se i tuoi sono troppo distrutti per farlo loro, allora dovrei farlo io”.

“In quel momento vidi una di quelle cose, la vidi con assoluta chiarezza e certezza. Era stato strappato via dalle sue scarpe. Il treno lo aveva strappato via dalle sue scarpe come aveva strappato via la via dal suo corpo. Questo finalmente mi illuminò. Il ragazzo era morto. Non era malato, non stava dormendo…era morto”.

 

“ Era un ragazzo della nostra età, era morto, e rifiutavo l’idea che potesse esserci alcunché di naturale in questo; la spinsi via con orrore”.

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Finalmente Chris parlò. “ Lo diranno”.

“Ci puoi scommettere che lo diranno. Ma non oggi, né domani, se è questo che ti preoccupa. Passerà molto tempo prima che lo dicano, credo. Anni, forse.”

Mi guardò sorpreso.

“ Sono spaventati Chris. Soprattutto Teddy, ha paura che non lo prendano nell’esercito. Ma anche Vern è spaventato. Ci perderanno un po’ di sonno, e ci saranno delle colte, ques’autunno, che ce l’avranno proprio sulla punta della lingua, lì lì per dirlo a qualcuno, ma non credo che lo faranno. E poi…sai una cosa? Può sembrare pazzesco, ma… credo che dimenticheranno perfino che sia mai successo.”

Si allontanò, sempre ridendo…come se non avesse il minimo pensiero al mondo, come se se ne stesse andando in un gran bel posto invece che solo a casa, in una casa ( una baracca, sarebbe più vicino alla verità) di tre stanze senza servizi e con le finestre rotte coperte di plastica e un fratello che probabilmente lo stava aspettando nel cortile davanti. Anche se avessi saputo la cosa giusta da dire, probabilmente non l’avrei detta. I discorsi distruggono le funzioni dell’amore….la parola è un danno….l’amore ha i denti; i denti mordono; i morsi non guariscono mai. Nessuna parola, nessuna combinazione di parole può chiudere quelle ferite d’amore. …se quelle ferite si asciugano, le parole muoiono con loro.”

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 “ Teddy e Vern lentamente divennero due facce come tante a scuola, nei corridoi o nell’aula delle punizioni delle tre e mezzo. Un cenno della testa, ciao ciao. Questo era tutto. Gli amici entrano ed escono nella nostra vita…qualcuno va a fondo, ecco tutto. Non è giusto, ma succede. Qualcuno va a fondo”.

 “ Vern Tessio rimase ucciso in un incendio che rase al suolo un edificio di appartamenti di Lewiston, nel 1966….Tedd se ne andò in uno squallido incidente automobilistico….Verso la fine del 1971, Chris entrò in un Chicken Delight di Portland per il pranzo. Giusto avanti a lui, due uomini iniziarono a litigare su chi era il primo della fila. Uno dei due tirò fuori un coltello. Chris, che era sempre stato il migliore di noi a mettere pace, si mise in mezzo e si prese una coltellata alla gola. Lo lessi sul giornale: stava finendo il suo secondo anno di università.”

 “Guardai verso sinistra, e oltre la fabbrica potei vedere il Castle, non tanto ampio ora, ma un po’ più pulito, scorrere ancora sotto il ponte tra Castle Rock e Harlow. Il ponte ferroviario è scomparso, ma il fiume è ancora in giro. E anch’io”.