Di come il figlio dell’Amore divenne Odio

Buio, Oscurità, nero manto della notte, avvolgente come l’abbraccio dell’Amore.

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E’ l’Amore che lo ha generato ed ora il figlio ingrato si oppone con la forza al padre perché Amore lo ostacola, ferma il suo volo verso l’ignoto, lo riporta a terra, su questa terra arida di speranza, dove i sogni non prendono vita.

E’ Odio, figlio di Amore, ribelle ragazzo che non vuole crescere e accettare la realtà privata dell’illusione.

E’ Odio, figlio di Amore, che spande il suo grido di dolore su tutti i mari e le coste.

E’ Odio, figlio di Amore, che ripudia il padre per rifugiarsi nel suo mondo, dove tutto è ancora possibile; Odio non pensa, è guidato solo dall’istinto, e ingenuo, si dirige là dove pensa non nascano i fiori, là dove crede vi sia sempre l’inverno.

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Ma poi si ritrova a piangere su uno scoglio, privo di tutte quelle difese che non ha fatto in tempo a costruire e si accorge di essere piccolo… Si accorge che non ci sono isole nascoste agli adulti dove i bambini, come lui, possono vivere, dimenticati dal tempo e dalla morte.

Si accorge che la sofferenza vive dentro di lui da molto tempo e non è riuscito ad evitare il dolore semplicemente pensando che non esistesse.

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 Si accorge di essere ricoperto di ferite, che sanguinano ma che vede per la prima volta.

E lui, Odio, che aveva giurato che dai suoi occhi non sarebbero mai uscite lacrime, ora piangeva, piangeva per tutte quelle volte che non lo aveva fatto, piangeva per quelle ferite, di cui si era accorto troppo tardi ed ora, incurabili, lo conducevano verso la fine.

E proprio durante l’incessante corsa verso il traguardo finale, ricordò il momento della sua nascita, quando venne chiamato a popolare questo mondo, ricordò suo padre, Amore: l’istante in cui lo vide per la prima volta fu anche il momento esatto in cui nacque l’ invidia, seguita dalla paura di non riuscire ad eguagliare la sua fama e la paura di deludere le aspettative che accompagnavano il suo arrivo.

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Da quel momento fu Odio e rise del male e provò indifferenza nei confronti del bene.

Ma non agiva: furono gli uomini ad invocare la sua presenza e a trasformarlo in strumento per i loro subdoli fini; gli uomini lo hanno reso  assassino e dopo aver ucciso la sua infanzia, averlo sfruttato, lo hanno gettato via lungo una strada, che ora lui considera la sua casa.

Odio è ancora su quella strada, non l’ha mai abbandonata, e ora muore sul suo asfalto freddo, ma sempre più caldo dei cuori di tutti quelli che ha conosciuto, incontrato, intravisto e sfiorato.

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Così muore Odio, figlio di Amore, amico dell’uomo, bambino che nessuno ha mai consolato, ragazzo sfruttato dalla giovinezza, eterno eroe incompreso del suo tempo.

 

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