Storia di una fabbricante di chiavi

Un giorno mi sono svegliata e tutto era diverso.

Improvvisamente riuscivo a trovare la forza di alzarmi dal letto e stranamente nasceva in me anche una sensazione particolare, mai provata prima, era come se fossi felice di iniziare un nuovo giorno. Prima di quel momento era tutto un rincorrere il tempo o incitarlo a sbrigarsi, ogni giorno sempre uguale, una continua attesa della sera per poi stupirsi che anche quella giornata era ormai al termine e non mi aveva lasciato nulla che valesse la pena ricordare o rivivere.

Ma quel giorno era diverso: c’era più luce e mi sembrava anche di sentire una strana musica che accompagnava ogni mio movimento, era come essersi ritrovata nel film della propria vita e accorgersi di essere la protagonista…dopo così tanto tempo in cui ero stata spettatrice, regista, suggeritrice e comparsa, adesso ero una parte attiva nella storia; rimaneva soltanto da capire che tipo di storia fosse…

Iniziò come una storia romantica, poi passammo al dramma per poi cadere nel comico e infine sprofondare nella tragedia , con qua e là qualche accenno al thriller.

L’elemento principale di questa storia sono le chiavi: chiavi che aprono porte già aperte, chiavi che chiudono porte murate dall’interno, chiavi che ancora non sappiamo cosa debbano aprire, chiavi che non apriranno mai niente, chiavi universali che aprono qualsiasi tipo di serratura, chiavi che qualcuno tiene segrete perchè aprono armadi pieni di scheletri, chiavi fin troppo facili da trovare seppur padrone di scrigni pieni di tesori, chiavi gettate in mare perchè nessuno deve sapere cosa c’è dentro al cuore di chi non  riesce mai a piangere…

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La prima chiave che trovai fu quella che custodiva il forziere della mia paura più grande: quella di essere rifiutata…non fu così difficile trovarla: era semplicemente nella mia tasca destra, sapevo che era lì, ce l’avevo messa io ma era stato tanto tempo fa, per cui non ricordavo di averlo fatto. Quando mi accorsi che era sempre stata là, decisi di prenderla, per qualche giorno rimasi a fissarla, indecisa sul da farsi ma poi alla fine scelsi di usarla, perchè quella paura mi aveva sempre bloccata, mi aveva impedito di andare avanti tante di quelle volte che la strada dell’ignoto iniziava ad apparirmi migliore di quella su cui camminavo da anni e non mi aveva portato a niente. Fu la scelta giusta.

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La seconda chiave che tenni tra le mani fu quella che mi venne regalata: era la chiave più strana che avessi mai visto, ogni istante cambiava forma e colore, a volte spariva per poi ricomparire più grande e luminescente, altre volte invece era minuscola che neanche riuscivo a tenerla tra le dita, era la chiave della scatola delle possibilità. Per la prima volta nella vita mi era stata regalata una possibilità, era come un biglietto omaggio per il tuo film preferito, era come una cena pagata nel miglior ristorante al mondo, era come un regalo che cambia ogni giorno a seconda dei tuoi desideri, era così bella che iniziai a odiarla molto presto, non appena mi resi conto di quanto fosse un’arma a doppio taglio. 

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La terza chiave la regalai io a qualcuno: era una chiave piccola, di ferro, anche un pò arrugginita, la regalai perchè sentivo che era la cosa giusta da fare, perchè sentivo che pesava troppo attaccata al mio collo e mi premeva sul petto, tanto che non riuscivo quasi più a respirare. Per questo motivo decisi di regalarla ad una persona, alla persona che mi aveva dato la chiave della possibilità e per cui io avevo aperto il forziere della mia paura. Prima di capire cosa aprisse quella chiave ci mise un pò ma con il tempo capì e ne fu sorpreso e anche spaventato, nonostante questo decise di accettarla, così da quel giorno il cassetto del mio cuore si svuotò e fu suo. Fu una scelta affrettata.

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La quarta chiave fu quella che mi costò di più perchè doveva essere uno scambio equo e invece fu a mio completo svantaggio: era la chiave che apriva il portagioie in cui custodivo la mia sincerità; dovevo capirlo che stavo facendo affari con un mercante di bugie, ma io vedevo solo un candido angelo con al collo la chiave del cassetto del mio cuore e mi fidai, così donai la chiave della sincerità e inconsapevolmente anche quella della fiducia ( che forse riuscì a sfilarmi non appena mi voltai). Lui in cambio mi dette una chiave d’oro, piena di pietre preziose che prometteva bene, che suscitava ammirazione e sussulti di stupore ma che scoprii ben presto essere solo paccottiglia. Solo con il tempo le cose si rivelano per ciò che sono e la sua chiave della sincerità mostrò ben presto il suo vero valore. Fu l’affare peggiore della mia vita.

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La quinta o sesta chiave ancora una volta mi ritrovai a regalarla io e anche di questa mi risultò molto difficile privarmi: era quella dell’immenso armadio del mio orgoglio. Rinunciare al proprio orgoglio è un pò come abbattere un muro che hai costruito nel tempo, ogni mattone è una delusione, ogni mattone è un :”d’ora in poi penserò a me stessa prima di ogni altra cosa”…quando buttai giù quel muro all’apparenza così saldo e forte, mi accorsi di quanto in realtà fosse estremamente fragile: andò giù come se avessi tirato una martellata ad un panetto di burro, e continuava a sciogliersi anche una volta distrutto, come a volermi dire: “hai visto cosa avevi costruito? era solo una barriera di biscotti e marzapane che alla prima pioggia sarebbe crollata!”. Fu una scelta azzardata ma non me ne pento.

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Poi il mercante di bugie arrivò da me, un giorno qualunque, con un bel pacchetto regalo, con un fiocco rosso, di quelli che vedi solo nei negozi i giorni prima di Natale, così belli, così troppo belli per essere veri. Eppure era lì, di fronte a me e me lo stava porgendo, voleva davvero donarmi qualcosa e senza che io avessi chiesto niente. Aprii il pacchetto con un certo dispiacere per la bella confezione, e dentro c’era un cuore di vetro, così fragile, così vero, così troppo sincero per appartenere al mercante di bugie…eppure io sentivo che era reale, era la cosa più bella che avessi mai visto e la sua fragilità era anche la sua bellezza. Decisi che lo avrei tenuto come se fosse il mio, lo misi su un piedistallo accanto al mio letto, così che potessi vederlo sempre, che potessi prendermene cura, ogni giorno lo lucidavo e mi assicuravo che fosse saldo, non mi sarei mai perdonata se fosse accidentalmente caduto. Fu il regalo più bello che io abbia mai ricevuto.

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Le chiavi che seguirono furono chiavi che decisi di forgiare sul momento: la chiave della delusione, la chiave della disperazione, quella della rabbia, quella della rassegnazione, quella della solitudine e in più le chiavi che avevo donato si stavano distruggendo: la chiave della fiducia si era spezzata in due, la chiave del cassetto del mio cuore non entrava più nel lucchetto e il cuore che conteneva era a terra, calpestato più e più volte, e ormai morente supplicava che lo riprendessi con me, ma ogni volta che  provavo a portarlo via, era come se non ci riuscissi…e anche lui non riusciva ad abbandonare il suo aguzzino, che un tempo aveva così tanto amato.

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Infine, l’ultima chiave che mi fu regalata fu la chiave di una promessa: una chiave a forma di bolla di sapone, così facile da rompere ma nonostante questo la accettai subito, convinta che sarebbe durata, che il vento non l’avrebbe fatta scoppiare in un “Puff”. 

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La cosa strana è come le chiavi a volte riescano a incastrarsi nelle serrature e non uscirne più…questo è quello che successe a una delle mie chiavi, che decise di rimanere incastrata nella serratura della cassaforte della mia speranza. E’ rimasta lì e per quanto mi sforzassi a tirarla fuori non ci sono mai riuscita, la speranza rimaneva sempre al suo posto e la chiave mi impediva di farla uscire e gettarla via da qualche parte, dove nessuno, compresa me, sarebbe mai riuscito a ritrovarla. Rimase lì molto a lungo, finchè un giorno bastarono poche parole, una sola frase e la chiave cadde da sola. Fu un suono secco, un “Dlin” che riempì la stanza e quando mi avvicinai vidi che la speranza non c’era più, aveva deciso di andarsene da sola…e improvvisamente sentii un vuoto che mi pervadeva, non c’era più niente attorno a me, erano sparite tutte le chiavi e con esse tutto ciò che avevano celato e custodito con tanta fermezza.

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Solo qualche istante dopo capii che quello non era il vuoto, era l’ultima chiave…quella più importante di tutte: la chiave della consapevolezza; la consapevolezza che non possiamo pretendere di essere amati nello stesso modo in cui noi amiamo, che non possiamo costringere le persone a cui decidiamo di regalare le nostre chiavi a metterci al centro della loro vita anche se noi abbiamo fatto di loro il centro del nostro universo. Mercanti di bugie e fabbricanti di chiavi..la verità è che siamo tutti venditori di sogni e il nostro migliore acquirente di solito siamo noi stessi, autoconvinti di essere indispensabili, illusi di essere importanti.

 

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Di come il figlio dell’Amore divenne Odio

Buio, Oscurità, nero manto della notte, avvolgente come l’abbraccio dell’Amore.

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E’ l’Amore che lo ha generato ed ora il figlio ingrato si oppone con la forza al padre perché Amore lo ostacola, ferma il suo volo verso l’ignoto, lo riporta a terra, su questa terra arida di speranza, dove i sogni non prendono vita.

E’ Odio, figlio di Amore, ribelle ragazzo che non vuole crescere e accettare la realtà privata dell’illusione.

E’ Odio, figlio di Amore, che spande il suo grido di dolore su tutti i mari e le coste.

E’ Odio, figlio di Amore, che ripudia il padre per rifugiarsi nel suo mondo, dove tutto è ancora possibile; Odio non pensa, è guidato solo dall’istinto, e ingenuo, si dirige là dove pensa non nascano i fiori, là dove crede vi sia sempre l’inverno.

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Ma poi si ritrova a piangere su uno scoglio, privo di tutte quelle difese che non ha fatto in tempo a costruire e si accorge di essere piccolo… Si accorge che non ci sono isole nascoste agli adulti dove i bambini, come lui, possono vivere, dimenticati dal tempo e dalla morte.

Si accorge che la sofferenza vive dentro di lui da molto tempo e non è riuscito ad evitare il dolore semplicemente pensando che non esistesse.

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 Si accorge di essere ricoperto di ferite, che sanguinano ma che vede per la prima volta.

E lui, Odio, che aveva giurato che dai suoi occhi non sarebbero mai uscite lacrime, ora piangeva, piangeva per tutte quelle volte che non lo aveva fatto, piangeva per quelle ferite, di cui si era accorto troppo tardi ed ora, incurabili, lo conducevano verso la fine.

E proprio durante l’incessante corsa verso il traguardo finale, ricordò il momento della sua nascita, quando venne chiamato a popolare questo mondo, ricordò suo padre, Amore: l’istante in cui lo vide per la prima volta fu anche il momento esatto in cui nacque l’ invidia, seguita dalla paura di non riuscire ad eguagliare la sua fama e la paura di deludere le aspettative che accompagnavano il suo arrivo.

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Da quel momento fu Odio e rise del male e provò indifferenza nei confronti del bene.

Ma non agiva: furono gli uomini ad invocare la sua presenza e a trasformarlo in strumento per i loro subdoli fini; gli uomini lo hanno reso  assassino e dopo aver ucciso la sua infanzia, averlo sfruttato, lo hanno gettato via lungo una strada, che ora lui considera la sua casa.

Odio è ancora su quella strada, non l’ha mai abbandonata, e ora muore sul suo asfalto freddo, ma sempre più caldo dei cuori di tutti quelli che ha conosciuto, incontrato, intravisto e sfiorato.

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Così muore Odio, figlio di Amore, amico dell’uomo, bambino che nessuno ha mai consolato, ragazzo sfruttato dalla giovinezza, eterno eroe incompreso del suo tempo.

 

Il lupo sarà sempre cattivo se ascoltiamo solo Cappuccetto Rosso

cappuccetto_rosso_by_palarran-d6bec1hCosa provi quando sei solo?
Cosa senti quando respiri in una stanza vuota?
Cosa vedi quando stai di fronte ad uno specchio?
L’eco dei miei passi si staglia feroce nel silenzio di una casa deserta mentre il fragore delle voci nella mia testa mi porta sul baratro della disperazione e sono sospesa in quel momento in cui non sai se cadrai o se rimarrai per sempre in bilico tra una vita di solitudine e un mondo pieno di persone false.

Io aspetto di cadere da così tanto tempo che non ricordo neanche il momento esatto in cui ho cominciato a perdere l’equilibrio.

Stare in bilico richiede uno sforzo talmente alto che quando cadrò spero che duri per l’eternità necessaria a riposarmi.

La cosa strana, la cosa davvero strana è che a volte ti puoi trovare già sul fondo del baratro senza neanche aver saltato, senza sapere perchè ci sei…e poi capisci che qualcuno ti ci ha gettata dentro, ed è in questo momento che inizi a farti domande: chi è stato? perchè l’ha fatto? voleva davvero farlo o è stato un errore?

La verità è che sbagliamo fin dall’inizio, sbagliamo a credere che ciò che succederà nella nostra esistenza dipenda solo ed esclusivamente dalle nostre decisioni, dalle scelte che facciamo, ma in realtà dipende in gran parte da ciò che gli altri decidono di farci. Il nostro unico e grave errore è quello di scegliere di circondarci di altre persone, è quello di volere a tutti i costi includere nelle nostre vite altri individui, che fondamentalmente non avranno mai la stessa percezione che noi abbiamo di noi stessi e non avranno mai per noi la stessa considerazione che noi abbiamo per loro e in questo rapporto così impari il differenziale che si viene a generare risulta sempre essere a nostro svantaggio.

Possiamo scegliere di chi circondarci, possiamo stare attenti a non fare passi falsi, possiamo dare più di ciò che riceviamo nell’assurda convinzione che tutti questi gesti verranno notati e apprezzati, che un giorno la nostra dedizione sarà ricompensata, ma alla fine di tutta questa messa in scena ci rimane solo una grossa delusione che, seppur ben confezionata, fa discretamente male.

La verità è che non ci dovremmo mai aspettare nulla da nessuno, a parte qualche pugnalata, rigorosamente alle spalle, nel corso del tempo. Eppure rimaniamo attaccati alla convinzione che non tutti sono uguali e a quello stupido detto: “Non fare di tutta l’erba un fascio”. 

Rincorriamo l’utopia che a questo mondo dovrà pur esistere una persona che non ci deluderà, che ci aiuterà in modo disinteressato quando ne avremo bisogno, che non ci mentirà ad ogni buona occasione, che non nasconderà tutti i problemi sotto un tappeto sperando che nessuno lo alzi mai, che non sarà sempre pronta a metterci in cattiva luce solo per uscirne pulita…come se ci fosse ancora qualcuno che crede nei santi.

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