Il curioso caso di Benjamin Button

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“ E allora” ansimò il signor Button “qual è il mio?”

“Quello là!” disse l’infermiera.

Gli occhi di Button seguirono il dito puntato della ragazza, ed ecco ciò che videro. Avvolto in una coperta bianca molto voluminosa, un vecchietto di circa settant’anni sedeva in una delle culle, che riusciva a contenerlo solo in parte. I capelli radi erano quasi bianchi, e sul mento gli pendeva una lunga barba color fumo, che ondeggiava assurdamente di qua e di là, alla brezza che entrava da una finestra. Il vecchio alzò su Button due occhi sbiaditi e palesemente miopi, dai quali trapelava un interrogativo sbalordito.”

C’è veramente un tempo giusto per ogni cosa? Esiste un ordine prestabilito  per le esperienze della vita? Quando è che dobbiamo iniziare a rinunciare a inseguire un sogno, a lasciar perdere un’aspirazione, a mettere da parte un desiderio? C’è un età precisa in cui dobbiamo smettere di agire e cominciare a vivere di ricordi?

E se, raggiunta quella determinata età, qualcuno non avesse fatto tutte quelle esperienze che avrebbe dovuto? Se qualcuno fosse stato impossibilitato, per un motivo o per un altro, a godere di tutti quei benefici che si attribuiscono alla giovinezza? E  se per qualcuno quel tempo concesso non fosse stato abbastanza lungo per ottenere tutto quello che si era prefissato di raggiungere? Dovrebbe accontentarsi di ciò che ha avuto?

E se per qualcuno l’orologio girasse al contrario? Dovrebbe rinunciare a tutto?

Per Benjamin Button il giusto tempo di fare le cose non arriverà mai, potrebbe aspettarlo in eterno senza mai raggiungerlo, e, nell’attesa, perderebbe la possibilità di fare tutto ciò che la vita ti concede…Benjamin non aspettta, si fa guidare dall’istinto, agisce e, contro ogni ordine prestabilito, fa le sue esperienze, raggiunge i suoi traguardi e ripaga le aspettative di tutti; Benjamin vince sul tempo, finisce con il dettarne le regole e si guadagna la possibilità di “essere protagonista” della propria vita; se invece avesse seguito le regole del “buon senso” comune e avesse dato tempo al tempo, questo ruolo non gli sarebbe mai spettato di diritto: sarebbe sempre e solo stato una comparsa nelle vite degli altri e niente più di un’ombra nella sua.

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“ L’idea di vestire il figlio con indumenti da adulto lo ripugnava. Se, poniamo, fosse riuscito a trovare un abito da ragazzo in una taglia molto grande, avrebbe potuto tagliare quell’orrenda barbetta ondeggiante, tingere di nero i capelli canuti, e riuscire in tal modo a nascondere il peggio, conservando un’ombra di rispetto per se stesso…per non parlare della sua posizione nella buona società di Baltimora.”

 “ La bambinaia, che  Button avevano assunto in anticipo, abbandonò la famiglia dopo una sola occhiata, in preda alla più viva indignazione. Ma il signor Button insistette nel suo irremovibile proposito. Benjamin era un bimbo e tale doveva restare. In un primo momento ebbe a dichiarare che, se Benjamin non amava il latte tiepido, poteva ben restare completamente digiuno….Un giorno portò a casa un sonaglio e , facendone dono a Benjamin, insistette, in termini inequivocabili, che doveva giocarci; il vecchio lo prese con espressione di infinita stanchezza e incominciò a sbatterlo obbedientemente, a intervalli regolari, per tutto il giorno.”

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“Ma un bel giorno, qualche settimana dopo il dodicesimo compleanno, mentre si guardava allo specchio, Benjamin fece, o credette di fare, una scoperta sbalorditiva. Erano i suoi occhi a ingannarlo o veramente i suoi capelli si erano tramutati, nella dozzina di anni della sua vita, dal bianco canuto a una sfumatura di grigio ferro, sotto la tintura che li nascondeva? Forse l’intrico di rughe sulla sua faccia stava diventando meno pronunciato? E la sua pelle non era, per caso, più liscia e compatta, con addirittura una sfumatura di rosso colorito invernale? Non avrebbe potuto dirlo. Era un fatto che non camminava più curvo e che fin dai primi giorni della sua vita le sue condizioni fisiche erano andate migliorando”.

 “ Lei ha giusto l’età romantica” continuò lei “ cinquant’anni. A venticinque anni si è troppo appassionati di cose mondane; i trenta rivelano il pallore derivante dall’eccesso di lavoro; a quaranta l’uomo ha l’età in cui si prediligono i racconti di storie interminabili, che richiedono tutto un sigaro per finire la descrizione; la sessantina….Oh i sessanta sono già troppo vicini ai settanta; ma i cinquanta rappresentano la giusta maturità.”

 “…Benjamin scoprì di essere sempre più attratto dai piaceri della vita. Grazie alla sua crescente smania di divertirsi, egli fu il primo cittadino di Baltimora a possedere e pilotare un’automobile. Quando lo incontravano per la via, i suoi coetanei lo guardavano con invidi, perché Benjamin era l’immagine della salute e della vitalità. “Ha l’aria di ringiovanire ogni giorno di più “ osservavano.”

“Avrei creduto che tu avessi abbastanza amor proprio per mettervi fine”. “Ma come potrei farlo?” domandò. “Non ho nessuna intenzione di mettermi a discutere con te”. Ribattè Hildegarde. “ Ma c’è un modo giusto di fare le cose e un altro che non le è. Se tu hai deciso di essere diverso da tutti gli altri, non vedo come potrei impedirtelo, ma, certo, non mi sembra una decisione troppo riguardosa”. “ Ma, Hildegarde, non posso farci nulla!” “Si che puoi, invece. Il fatto è che sei testardo. Sei convinto di non voler assomigliare a nessun altro. Sei sempre stato così e lo sarai sempre. Ma pensa, solo per un istante, a come sarebbe il mondo, se tutti vedessero le cose come te…che fine farebbe il nostro pianeta?”

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“Nessun ricordo penoso turbava il suo sonno infantile; la sua mente non serbava traccia alcuna delle glorie universitarie o degli anni favolosi in cui aveva spezzato il cuore di tante fanciulle. C’erano soltanto le bianche pareti protettive del suo lettino e Nana, e un uomo che veniva a trovarlo ogni tanto, e un’immensa sfera arancione, che Nana gli indicava al crepuscolo, proprio un istante prima che si addormentasse, e che lei chiamava “il sole”.

 “Il passato…. La dura carica alla testa dei suoi uomini su per il fianco del colle San Juan; i primi anni del suo matrimonio, quando restava al lavoro fino a tardi nel crepuscolo estivo della città febbrile per la giovane Hildegarde, che egli amava…tutte queste cose erano svanite come sogni inconsistenti dalla sua mente, quasi che non fossero mai state.”

“ Poi, fu tutto buio intorno, e il suo bianco lettino, i volti indistinti, che si agitavano sopra di lui, e il tiepido dolce aroma del latte, ogni cosa si dissolse dalla sua mente.”

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